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UNIONE MEDIANTE IDENTIFICAZIONE CON IL TUTTO

Carlo Setzu

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            Le domande sono la base del conseguimento, perciò, domandiamoci: abbiamo finalmente appreso a gioire degli ostacoli? Possiamo confidare che ciò che sembra un intralcio moltiplichi invece le nostre risorse? Possiamo dire che siamo dei conquistatori? Possiamo ricevere la freccia dell’aiuto della Gerarchia, certi che non mancheremo di coglierla al volo? Può la Gerarchia pronunciare il verbo del Nuovo Mondo all’unisono con noi? Possiamo ritenere che per la bellezza del creato abbiamo bruciato gli abiti vecchi e logori? Può la luce illuminarci la via? La vittoria batte alla porta? Sappiamo applicare l’insegnamento a noi stessi? Si può confidare che porteremo le insegne che ci hanno affidato i Maestri? Può la Gerarchia indirizzarci il raggio che perfeziona? Possiamo garantire che saremo vigilanti? Possiamo rallegrarci per la costanza del nostro passo? Spalanchiamo le porte alla luce delle risposte!

 

            Il Maestro deve essere compreso; possiamo asserire che nell’ora del pericolo diremo il Suo nome? Siamo capaci di renderGli testimonianza? Sappiamo esultare di gratitudine per Lui? Nella comunità ashramica fioriscono con gioia la gratitudine e la devozione. Prendiamo forza dal pensiero per calcare il sentiero più adatto, assecondiamo il desiderio del Maestro ed eleviamo quest’invocazione a Shamballa: “Tu che mi hai chiamato al lavoro, accetta la mia capacità e il mio desiderio. Accogli il mio lavoro, Signore, poiché mi vedi giorno e notte. Manifesta la tua mano, Signore, poiché la tenebra è grande. Ti seguo!”. È affascinante la vastità della battaglia per rigenerare la coscienza umana. Il Maestro gioisce per la nostra risolutezza.

 

Quando trasmettiamo l’insegnamento, non gridiamolo in piazza, ma riceviamo sorridendo chi si avvicina, e questi lo accoglieranno, ma chi invece si sente preso in trappola, morde i suoi lacci. I semi dell’insegnamento devono essere sparsi a poco a poco, che invada l’essere inavvertitamente, ispirando la coscienza del nostro fratello quotidianamente con un tocco impercettibile, sveliamo la sua collera e spegniamola insegnandoli a essere degno del fine e che sia saldo nella gioia. Il nostro sentiero sarà la sua vittoria, la nostra generosità, il suo retaggio.

            Quando, i centri sono aperti, noi siamo capaci di svelare le imperfezioni circostanti e non solo si sviluppa la sensibilità, ma anche la facoltà di dare le proprie forze a favore dell’ambiente. Quest’apertura dei centri è detta la “Lampada del Deserto”, segue poi il grado chiamato, il “Leone del Deserto”, che dimostra l’abbandono della Terra e dei suoi possessi.

            I gradi successivi del conseguimento del discepolo sono: in stato d’allarme, alla ricerca, chi bussa, in ascolto, reminiscente, trasmettitore, possente, lampada nel deserto, leone del deserto, collaboratore dei principi creativi, creatore. Ciascuna di queste fasi deve essere percorsa per gradi e con impegno, per andare più veloci. Ieri fremevamo per l’attesa, ma oggi ci rallegra l’ardore della battaglia, sapendo che è destinata alla vittoria: “Signore delle Sette porte, guidaci verso il sole, che abbiamo attraversata la mezzanotte. Le nostre forze sono Tue, Signore. Senza il Tuo Comando non entreremo nella città del riposo. Né un’ora né un giorno, né un anno si fermerà la nostra marcia. Poiché Tu, velocissimo, tieni le redini dei nostri cavalli. Poiché anche Tu hai percorso questa via e lasciata in pegno la Tua pazienza. O Guardiano, donde nasce il fiume della pazienza? Dalla miniera della fiducia. Chi sa dove cambia cavallo il messaggero?

 

 

 

 

 


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