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UNIONE MEDIANTE IDENTIFICAZIONE CON IL TUTTO

Carlo Setzu

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            Il pensiero si dissemina in rapporto alla complessità delle condizioni fisiche; il suo sviluppo consentirà molte risoluzioni, che dipendono da onde diverse. Esso procede a balzi, un po’ come una pietra lanciata di striscio sull’acqua, perciò tocca luoghi inaspettati, e grava il pensatore di responsabilità. In futuro molti strumenti sensibili permetteranno di fissare le conseguenze del pensiero.

            Uno dei nemici dell’insegnamento  è la sfiducia; essa recide i conseguimenti più essenziali e intimi. L’uomo non si fida anche perché è incapace di affrontare ciò che per loro è nuovo e paventa di ammettere quanto differisce dall’ordinario. È molto più facile negare che prendersi la briga di approfondire. Senza questo pregiudizio la coscienza dell’umanità sarebbe ancora più elevata. I Maestri insistono però che la conoscenza deve essere basata sull’esperimento.

            Sono comparsi in Occidente molti yogi, illusionisti, maestri, ipnotici, occultisti che agiscono usando la volontà; moltiplicano brillantemente il loro denaro insegnando a chiunque, a modico prezzo, come migliorare le sue condizioni materiali, come accattivarsi la fiducia altrui, come acquistare prestigio in società, come condurre gli affari, come dettare ordini numerosi, come fare della vita un giardino fiorito ecc. Sviluppando la volontà, alcuni di loro sembrano seguire la retta via, ma non danno una meta a questo peregrinare, e quindi non servono che a peggiorare le tristi condizioni dell’esistenza. Una volontà potente che agisca nel senso di accrescere i pregiudizi antiquati è un vero disastro.

            “L’insegnamento non si vende, questa è una legge antichissima”. “Esso mira alla perfezione; altrimenti, non avrebbe futuro”. “Non cura l’agio personale, altrimenti, sarebbe egoismo”. “Intende abbellire la vita, altrimenti, sarebbe nella bruttezza”. “L’insegnamento è sempre abnegazione, poiché sa cos’è il Bene Comune”. “Esso venera la sapienza, altrimenti, sarebbe tenebra”. “Non si manifesta con cerimonie stravaganti, ma si regge sull’esperienza”.

            Il Maestri ci ammonisce; “È essenziale includere anche gli ambienti di cui non si ha esperienza”. “Non è saggio limitarsi alle capanne, evitando i palazzi, e stolto sarebbe restare nelle sale sontuose ignorando i tuguri, perciò non limitatevi”.

            Il ristagno è l’insidia peggiore nel lavoro, perciò bisogna affinare e perfezionare i collaboratori. Chi è spiritualmente inerte non raggiungerà mai la meta. Quando s’insegna il riposo, esso non è mai sinonimo di morte spirituale, ma fa parte del ritmo. Naturalmente, a ondate di fiamme differenti corrispondono ritmi diversi, ma un Agni yogi non è mai indolente. Per assecondare le diverse qualità spirituali dei collaboratori si deve variare il metodo.

            Il ritmo è estremamente importante. Durante gli incantesimi s’intonano canti, combinazioni di strane parole prive di senso, in effetti, non è, in questo caso, il significato ma il ritmo che conta. Così la musica delle sfere non consiste di melodie, ma di ritmo, per essere più precisi il ritmo deve essere accompagnato dal volere. Solo una coscienza minore abbisogna di formule già pronte, quella evoluta invece sa improvvisare parole in accordo con il flusso dell’energia psichica, che deve essere semplice e non un congegno complesso. Il fuoco dell’impegno, base dell’energia psichica, non ha niente a che fare con il freddo ristagno.

            L’Agni Yoga  guida l’umanità alla via più semplice e l’accensione del fuoco orienta nella giusta direzione, poiché raffina i centri e fa capaci di sentire la direzione, si dice che i vasi più belli sono modellati dal fuoco, e quando si fondono le figure più belle lo stampo vecchio viene distrutto e le nuove immagini sono superiori a quelle della vecchia forma. Quindi, accendiamo con semplicità i fuochi dell’impegno e del conseguimento.

 

 

 

 

 

 

 


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