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UNIONE MEDIANTE IDENTIFICAZIONE CON IL TUTTO

Carlo Setzu

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            L’Agni Yoga realizza le vie dei mondi lontani. Il raja, jnana e bhakti yoga sono tutti estranei alla realtà che li circonda, e pertanto non possono partecipare all’evoluzione del futuro. Beninteso, un Agni Yogi è anche un jnana e un bhakti, e lo sviluppo delle sue forze spirituali fa di lui anche un Raja Yogi, perciò, non è possibile ripudiare le conquiste spirituali del passato.

            Un altro segno distintivo di questo yoga è la capacità di “respirare” liberamente e profondamente a grande altezza, così il passaggio agli strati superiori del mondo astrale  è  portata di mano, naturalmente se la coscienza lo consente. Questo sentiero lo può calcare solo chi è pronto ad ammettere insignificante la propria conoscenza. Chi non cura le distinzioni conferite dagli uomini. Chi non prende parte alle false dispute di religione. Chi non nutre venerazione per il proprio lignaggio terreno, anche se ricorda le passate incarnazioni. Chi torna ogni anno a coltivare il suo giardino, sorridendo alla tempesta che rese vane le fatiche passate. Chi non sa parlare male d’altri. Chi ha rivolto la propria ardente ricerca verso il Supremo invisibile. Chi ha rifiutato la compagnia dei contestatori del vero. Chi si è circondato di pensieri puri, che fanno l’aura invincibile. L’Agni Yogi avrà allora il posto che gli spetta in Terra e sopra, poiché è avvolto dell’elemento più sottile, avrà cinto l’armatura di fuoco e non avrà più paura. Ricordiamo che, i segni dello yoga sono il battesimo del fuoco, la croce di fuoco e tutti i calici fiammanti, così egli applica alla vita il simbolo del fuoco, sostituendolo all’acqua.

            L’Agni Yogi passa nella vita senza essere notato, non ha bisogno di distinzioni umane, osserva, ma non suscita l’attenzione, ciò non significa che sia necessaria una pur minima alienazione dalla vita, occorre solo stimare in che misura le circostanze siano degne del fine. Egli non si cura di ciò che sembra una disgrazia, poiché ne vede la causa e l’effetto - gli uomini di solito scambiano per incidente ciò che è effetto di atti continui e ripetuti per epoche intere - scopre una bella occasione, dove gli altri passano indifferenti, non c’è da stupirsi se risponde col suo cuore ai più miserevoli, o se a un tratto elegge il più umile dei giovani a futuro collaboratore, non appena la gente lo giudica severo e freddo, compie un atto inatteso di vero amore e compassione.

            Il monito della Gerarchia ci sprona ad affinare e perfezionare i collaboratori, il ristagno è un’insidia per il lavoro, e per tenere il ritmo occorre una vasta coscienza. Un uomo che si sia privato del potere dell’attenzione è meno che un animale, essendo spiritualmente inerte non potrà mai né “vedere” né “udire”; quando il Maestro insegna il riposo, non è mai sinonimo di morte spirituale. Certamente, a onde di fiamma differenti corrispondono ritmi diversi, ma un Agni yogi non è mai indolente.

            È un errore credere che le comunicazioni con la Gerarchia restino senza conseguenze, infatti, comporta un turbine di condanna o di protezione, perciò non domandiamoci se siamo cambiati o abbiamo raggiunto qualche meta, ma domandiamoci non è forse l’ambiente che è mutato? Non facciamo nostre le vittorie di un altro? Ogni compiacimento di sé spande un’infezione perniciosa, se è mantenuto a spese del prossimo. Ciò che veramente ci deve interessare particolarmente è l’esaurimento del karma, per liberarci dalle remore, ascoltando e comprendendo con rispetto ogni parola dell’insegnamento del Maestro. Egli con il Suo potere protegge la bellezza della vittoria. 

 

 

 

 

 

 

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