INSEGNAMENTI 27
INTRODUZIONE
PARTE ventisettesima
Agni Yoga
Il fuoco del Cosmo non può manifestarsi in pienezza,
poichè ridurrebbe in cenere l’essenza umana,
a meno che non si sia consacrati al fuoco e a passare nella
propria essenza tutte le fasi che vi conducono.
Da pari, studiando le fondazioni della vita se ne
possono dare segni variopinti, ma l’insegnamento
non si propone di creare fantocci meccanici.
In verità, nessun Maestro ha mai lasciato un
codice completo.Simile compiutezza contraddirebbe
l’infinito e presumerebbe una totale limitatezza nei seguaci.
Noi esortiamo al volo, affermiamo il lavoro, mostriamo
la luce, ma vie e metodi non devono essere schiavitù.
La coscienza progredita capisce dove il karma deve
restare intatto, la sua inviolabilità preoccupa
chiunque trasmetta le fondazioni dell’insegnamento.
Caricare di pesi eccessivi è inperdonabile,
ma trascurare le opportunità è indegno.
Il Maestro dirige il corso della coscienza ,
e l’allievo può anche non avvertire il tocco,
così ciascuno deve rientrare nel dominio dell’insegnamento
come nella vita , senza deviare, ma a tal fine bisogna
leggerlo sovente, in diverse condizioni di spirito.
Sarebbe errato dedicargli solo il tempo del riposo
o solo momenti elevati, il fuoco che tutto pervade
ne è il simbolo migliore.
Agni yoga
parte ventisettesima
Raja Yoga
…L’annebbiamento è compreso ed eliminato solo se il discepolo
impara a tenere la mente “salda nella luce ”. Colui il quale è polarizzato
nella mente, per la vita disciplinata, l’ardente aspirazione e l’intelletto
acuto, ha destato l’intuizione ed è quindi in contatto con la Sorgente
della Saggezza divina .
L’uomo personale tramite la mente diviene strumento dell’anima ;
quando questa cade sotto il dominio dello spirito , la coscienza del
discepolo, oltre ad essere consapevole del gruppo , si dilata fino a
divenire planetaria.
La mente concreta e sempre egoista, egocentrica e manifesta
quella cupidigia personale che ha insiti i germi della propria
distruzione, salvo che attraverso il sutratma non passi l’energia
dell’anima.
Se l’aspirante si prepara seriamente a servire, scopre le sue
propensioni errate e se analizza i moventi con decisione, si eleva dal
piano emotivo al mentale, dove è possibile incontrare i Maestri.
Solo chi è polarizzato mentalmente può creare l’opera magica,
perché quando il centro direttivo sta sotto il diaframma, la magia
bianca è impossibile, perché l’anima animale predomina e la spirituale
è costretta in passività. Qualsiasi opera magica è un processo
intelligente, attuato con la forza dell’anima, e con l’aiuto della mente.
L’energia della mente è un ternario: concreta inferiore, astratta
e intuitiva. Il campo d’espressione di questo ternario è il terzo aspetto
del Logos , la mente universale . Solo il controllo mentale, congiunto alla
percezione spirituale, riesce a disperdere l’illusorio miasma astrale,
rivelando all’uomo di essere un ente spirituale incarnato, in rapporto
— tramite la propria mente — con la Mente universale. Ciò che
impedisce un vero lavoro in comune è l’orgoglio mentale che squilibra
i membri del gruppo, si asseconda la personalità e non fanno che
riprodurre e ripetere se stessi.
Il vero discepolo è sempre polarizzato mentalmente. La sua
vera visione è sempre esente dalle reazioni ingannevoli del centro del
plesso solare. Essa risveglia il centro del cuore ed evoca la ris
pondenza dell’energia della personalità (polarizzata nel centro Ajna) e
infine determina un “accentramento nel luogo della luce”, ciò indica la
crescente attività del centro della Testa.
La vera costruzione dell’antahkarana ha inizio soltanto quando il
discepolo comincia a essere polarizzato in modo definito sui livelli