I SEI STADI DEL DISCEPOLATO
Primo stadio – PICCOLO DISCEPOLATO, il Maestro stabilisce un contatto col discepolo mediante un altro discepolo sul piano fisico.
Secondo stadio – CHELA NELLA LUCE, il discepolo è diretto da un altro superiore di grado, dal livello egoico.
Terzo stadio DISCEPOLO ACCETTATO, il Maestro prende contatto col discepolo, secondo i casi, mediante:
- Una vivida esperienza di sogno.
- Un insegnamento simbolico.
- L’uso di una forma—pensiero del Maestro.
- Un contatto durante la meditazione.
- Un ricordo molto preciso di un colloquio col Maestro nell’Ashram.
Quarto stadio – DISCEPOLO SUL FILO (o sutratma), il chela che ha dato prova di saggezza e di aver compreso il problema del Maestro, gli viene insegnato come attrarre la sua attenzione (in casi urgenti e gravi) per attingere alla Sua forza e conoscenza e ricevere consiglio.
Quinto stadio – COLUI CHE È NELL’AURA, al discepolo è consentito di conoscere il metodo per inviare una vibrazione di richiesta di un colloquio col Maestro.
Sesto stadio: COLUI CHE È NEL CUORE DEL MAESTRO, il discepolo può farsi ascoltare dal Maestro in qualsiasi momento. Il contatto e costante. Il discepolo è preparato per una prossima iniziazione e se già questa è superata, gli assegna un lavoro speciale in collaborazione col Maestro.
Le sei fasi del discepolato
- Raccoglimento: che diventa concentrazione.
- Risposta: che diventa azione reciproca fra il superiore e l’inferiore.
- Radiazione: che diventa suono.
- Respirazione: che diventa lavoro creativo.
- Riunione: che diventa unificazione.
- Riorientamento: che diventa chiara visione del Piano.
La sublimazione dei cinque stadi umani.
Primo stadio: “ENTRA SULLA VIA DEL VERO DESIDERIO”. Le forme sono prese, tenute, usate e scartate finchè il rosso muta in rosa e questo nel rosa chiaro e poi nel bianco. Sboccia la pura rosa bianca della vita, ma non è ancora in pieno fiore.
Secondo stadio: “ENTRA NEL CAMPO DOVE GIOCANO I BAMBINI e gioca con loro. Risvegliato dal gioco della vita l’anima varca il cancello. L’anima entra nel “campo di gioco del signore” e vi resta fino a che scorge la stella dalle cinque punte luminose, e dice: “Ecco la mia stella”.
Terzo stadio: il campo gioco dei figli di Dio non attrae più – “Mostra il tuo valore. Prendi la palla arancione del tuo pertinace proposito”. L’anima emerge dalle molte forme e scruta la via. Segue la via del distruttore, del costruttore e di nuovo del distruttore della forma. La forma stessa dell’anima è ora il gran desiderio e così questa sale alla palestra della mente. Appare un fior di loto dai petali chiusi, sigillati, ancora senza profumo – una fredda luce blu. Arancio e blu in futuro saranno mischiati, la loro fusione illuminerà il bocciolo e ne provocherà in futuro l’apertura: che la luce risplenda!
Quarto stadio: “ENTRA NELLA CAVERNA E TROVA CI0’ CH’È TUO, CAMMINA NEL BUIO E PORTA IN TESTA UNA LAMPADA ACCESA”. La caverna è percorsa da suoni e voci dei molti figli di Dio e chiedono luce. La caverna è lunga e stretta, satura di nebbia. Il suono delle acque correnti si unisce al sibilo impetuoso del vento e ai frequenti scoppi di tuono. Lontano appare un‘apertura ovale azzurra. Attraverso quell’azzurro si scorge una croce rosata, con al centro una rosa, sul sommo splende e vibra un diamante, dentro una stella a cinque punte. L’anima vivente non sale ancora sulla croce, la oltrepassa e ascolta i gemiti delle anime sorelle.
Quinto stadio: La via è libera, ma una voce suona chiara nella testa, non nel cuore, “RITORNA NELLA PALESTRA DEL SIGNORE MA QUESTA VOLTA PER DIRIGERE IL GIUOCO”.
Ora arde la chiara fiamma azzurra; nella palestra incontra gusci vuoti costruiti in fasi anteriori, calpesta forme scartate e distrutte e tende le mani in soccorso. Sulla spalla reca l’uccello della pace; calza i sandali del messaggero. Non è ancora la gloria perfetta della luce radiosa! Non ancora la pace sempiterna ma ancora lavoro, ancora l’elevazione dei piccoli.
CANTO USATO AI TEMPI DELL’ATLANTIDE
Intonato dal candidato alla terza Iniziazione.
“STO TRA CIELO E TERRA! VEDO DIO. VEDO LE SUE FORME. LE ODIO ENTRAMBE. NULLA ME NE IMPORTA, POICHE’ L’UNA E’ IRRAGGIUNGIBILE E PER LE ALTRE NON PROVO AMORE.
“SONO STRAZIATO. NON CONOSCO LO SPAZIO E NEANCHE LA SUA VITA, E PERCIO’ NON LI VOGLIO. BEN CONOSCO IL TEMPO E LE SUE MIRIADI DI FORME. SONO SOSPESO FRA I DUE: NON LI DESIDERO.
“DALL’ALTO DEL CIELO DIO PARLA. QUALCOSA MUTA. TENDO L’ORECCHIO, ASCOLTO, VOLGO IL CAPO. LA VISIONE IRRAGGIUNGIBILE E’ PIU’ VICINA AL MIO CUORE. ANTICHE BRAME SI RIDESTANO E SVANISCONO. VECCHIE CATENE STRIDONO. CORRO AVANTI.
“MIRIADI DI VISI PARLANO E MI BLOCCANO PER VIA. IL FRAGORE DEI SUONI TERRENI COPRE LA VOCE DI DIO. MI RIVOLGO E MIRO LE ANTICHE GIOIE DELLA TERRA E DELLA CARNE. PERDO DI VISTA LE COSE ETERNE. LA VOCE DI DIO SI SPEGNE
“IO SONO DI NUOVO lN SUPPLIZIO? PER POCO. IL PICCOLO Sè OSCILLA AVANTI E INDIETRO? COME UN UCCELLO VOLA NELL’ARIA E SI POSA TRA I RAMI. DIO, IN ALTO, DURA ASSAI PIU’ DELL’UCCELLO. SO CHE VINCERA’ E FINIRÀ PER TENERE SCHIAVO ME E LA MIA MENTE.
“ASCOLTA IL CANTO DI GIOIA: L’OPERA E’ COMPIUTA. IL MIO ORECCHIO E’ SORDO AL RICHIAMO DELLA TERRA, ODE SOLO LA TENUA VOCE DELLE ANIME CHIUSE NELLE FORME, POICHE’ SONO COME SONO UNITO A LORO.
“LA VOCE DIVINA RISUONA CHIARA E NEI SUOI SUONI E SOPRASUONI LE PICCOLE VOCI DELLE FORME SVANISCONO E SI PERDONO. DIMORO NELL’UNITA’. SO CHE TUTTE LE ANIME SONO UNA SOLA.
“LA VITA UNIVERSALE MI TRAVOLGE; E MENTRE SPAZIO SULLA VIA CHE SALE, LA VIA DIVINA – VEDO SPEGNERSI LE ENERGIE MINORI. SONO L’UNO SONO DIO. SONO LA FORMA CHE CONTIENE OGNI FORMA. SONO L’ANIMA IN CUI SI FONDE OGNI ANIMA. SONO LA VITA E CONTENGO TUTTE LE VITE MINORI.”.