saggio IL DISCEPOLATO NELLA NUOVA ERA - I SEI STADI DEL DISCEPOLATO
Secondo stadio. IL CHELA NELLA LUCE
Il discepolo è teso a vincere l’illusione e ad eliminare la visione distorta e miope dell’uomo immerso nella materia o forma, cerca di controllare le emozioni emotive e lavorare con un nuovo strumento – la luce.
I Maestri non operano sul piano astrale che per Loro non esiste. Per quanto concerne gli aspiranti, i maestri si limitano a stimolare la fiamma dello spirito in loro, si che possano infiammare il mondo. Il fuoco è distribuito nel mondo dal discepolo, con la volontà – di amare.
La volontà – di – amare è l’amore del tutto e la capacità di fare quel che occorre per il bene del gruppo, nel giusto modo con la necessaria perizia.
I maestri sono perciò ansiosi di dissolvere le barriere che si oppongono all’afflusso della forza dell’Avatar. Egli non osa venire finchè i discepoli e gli aspiranti non operino i necessari cambiamenti in se stessi, perché non ci sarebbe “sufficiente volontà – di – mare con l’essenza ardente”.
La volontà se è presente, accade quanto segue:
- La necessaria discesa dell’energia che l’Avatar reca con se in soccorso dell’umanità.
- L’Avatar e chi opera con lui e sotto sua influenza potrebbe avvalersi di un gruppo capace di:
- Rispondere con intelligenza a quell’afflusso, riconoscendolo e assorbendolo.
- Distribuire l’energia che affluisce.
- Interpretare per l’umanità le nuove forze prementi che precipitano la nuova visione, il nuovo ordine mondiale e gli ideali della nuova era.
Molti intendono l’azione ed il potere dell’avatar come un’apparizione che meta fine a ogni lotta, inauguri la nuova era di pace e buona volontà , addolcisca i cuori degli uomini e conduca il genere umano ai regni della bellezza e della felicità . Lo attendono come un compimento del sogno d’innumerevoli menti in ogni epoca, come il sollievo dell’umanità dolente. Egli amerà con dolcezza, guiderà quietamente il Suo popolo, e scaccerà il maligno dalla terra, così che non potrà più turbare la pace.
Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la realtà. Deriva da interpretazioni teologiche e dall’umano egoismo; si fonda sulla miseria del genere umano e sull’incapacità dei discepoli e degli aspiranti di comprendere la vera natura dell’amore e l’autentica visione del Piano Gerarchico.
Egli porterà il fuoco dell’amore e il messaggio del fuoco purificante, non il lavacro delle acque, come finora si è insegnato simbolicamente, ma piuttosto il fuoco che brucia e distrugge tutte le barriere della natura dell’uomo, le separazioni tra individui, gruppi e popoli. Siate preparati, quali individui, discepoli e aspiranti a questo fuoco.
IL chela nella luce, quando ha certi sviluppi, che consente di vedere la visione più chiara e conoscere ciò che va fatto, poiché la luce rivela quanto segue:
- Un discepolo anziano guida e aiuta aspirante per trasferire la coscienza dal piano astrale al mentale.
- L’ aspirante apprende a discriminare, finalmente con sicurezza, tra le paia degli opposti.
- L’aspirante diviene consapevole dell’illusione come di qualcosa da cui egli deve finalmente liberarsi, e con cui liberare il mondo.
Dal libro di regole per discepoli sul sentiero probatorio:
“IL VIANDANTE AVANZA E LASCIA IL MONDO DELLA VITA FLUIDA. COMPIE IL GRANDE PASSAGGIO E LASCIA ALLE SPALLE LA VIA ACQUEA. CAMMINA SULL’ACQUA SENZA IMMERGERSI. UN DISCEPOLO CON UNA LUCE GUIDA PER MANO DALLA LUCE IN UNA LUCE MAGGIORE. È UNA TRANSIZIONE MINORE CHE NE PREPARA UNA MAGGIORE. IL VIANDANTE DIVIENE CONSAPEVOLE DI QUESTO E DI QUELLO. APPAIONO I POLI CHE NE ATTRAGGONO LA VITA QUOTIDIANA IN MODO ALTERNO. EGLI PROCEDE TRA I DUE. UNA TRASFORMAZIONE DEVE ESSERE COMPIUTA: I DUE DIVENGONO UNO. SI COMPIE UN PASSO VERSO L’UNITA’. EGLI AVANZA TRA I DUE. UN DISCEPOLO NELLA LUCE RISCHIARA AMBO LE PARTI E L’ESSERE MINORE PUÒ PROCEDERE. È UNA TRASFORMAZIONE SULLA VIA DUALE CHE PORTA ALLA VIA. IL VIANDANTE GUARDA ATTORNO E VEDE LA VITA ATTRAVERSO UNA NEBBIA. NUBI E CALIGINE COPRONO VALLI E ALTURE DELLA VITA, ED EGLI DEVE DISSIPARLE. DEVE TRASMUTARE CON I RAGGI ARDENTI DELLA LUCE RADIOSA. UN DISCEPOLO NELLA LUCE LO DIRIGE E DISPERDE LA NEBBIA OFFUSCANTE. QUESTA È LA TRASMUTAZIONE. QUESTI FUOCHI LIBERANO LA LUCE CELATA E SI FONDONO NELLA LUCE MAGGIORE”.
I discepoli anziani di tutti i maestri che accettano discepoli sono impegnatissimi ad insegnare e a servire nel modo imposto dalla gravità della crisi mondiale. Gli aspiranti cosi preparati sono in realtà il nucleo dei futuri servitori del mondo e quindi hanno grande importanza. Il loro compito si ripartisce in tre diversi lettori, e intanto essi stessi imparano molto:
- Formare un campo magnetico.
- Instaurare rapporti telepatici.
- Compiere i fondamentali aggiustamenti karmici.
Il loro primo compito è comprendere la natura degli aspiranti di cui sono responsabili, e stabilire una zona o fascia d’influenza, così da essere utile e capace di comunicare fra loro. In passato, tali rapporti erano tra anima e anima, e occorreva un lungo periodo per l’adeguato riconoscimento nella mente e nel cervello dell’aspirante. Questo metodo ancora persiste nella maggioranza dei casi, molti di questi discepoli insegnanti cercano (diretti dal maestro) di agire direttamente sull’aspirante a livello fisico, implicando tanto i rapporti personali che quelli egoici. Ciò è molto più difficile, ma è pertinente a quel nuovo processo di esternazione gerarchica di cui tutti gli ashram esterni (ora in lenta formazione) sono parte. In tal modo il discepolo nella Luce è istruito a riconoscere i membri della Gerarchia, a partire dai discepoli a lui superiori, ed impara ad ascoltarne le parole e i consigli. Vedete quanto sia grande l’impresa da portare i due centri — Umanità e Gerarchia — in rapporto migliore, in maniera sia oggettiva che soggettiva.
Chi è passato dallo stadio di discepolo “nella luce” a quello d’accettato, ha riconosciuto:
- Il discepolo superiore. Egli lo ha scoperto ”nella luce”.
- Il maestro.
La fase successiva, d’interazione telepatica, richiede d’essere studiata bene. Tutti i gruppi di discepoli, operanti in un ashram o all’esterno, dovrebbero essere in rapporto telepatico, ciò consentirebbe lo sviluppo di questo tipo di sensibilità. Le prime qualità da stabilire in un gruppo di discepoli sono l’amore e la fiducia, senza i quali non può esservi vera trasmissione di pensiero, se non sono presenti, è indispensabile dedicarsi a svilupparli coscientemente.
Tutte le ”crisi di critica devono essere evitate accuratamente da tutti i discepoli se si vuole stabilire il ritmo necessario. Alcune volte però e semplicemente il riconoscimento amorevole di certe limitazioni, e diviene ingiusto, quando si usano i fatti per sollevare critiche sull’aspirante incapace, e provocare discussioni. Il discepolo o aspirante che ha difetti evidenti e non operi da se i cambiamenti opportuni, crea una barriera da distruggere tempestivamente, rimuovendo le ragioni di critica, poiché impedirebbe le comunicazioni telepatiche, qui si pone una questione interessante: devono i meno evoluti di un gruppo abbassare al loro livello di lavoro e comprensione i più progrediti? O dovranno impegnarsi strenuamente per portarsi all’altezza della visione superiore e comprendere gli atteggiamenti e le idee dei più avanzati? Soltanto i discepoli possono rispondere.
Il discepolo che guida, è sottoposto a certe esigenze. Deve accertare esattamente qual è il karma dell’aspirante di cui è incaricato, in quella sua incarnazione, e indurlo a sovrapporsi quello che potrei chiamare “karma liberatore”. Questo fa parte del processo forzato cui deve sottoporsi chi sceglie la difficile via dell’iniziazione, di sua spontanea volontà.
Il discepolo nella luce in questa congiuntura opera come segue:
- Smaltisce il karma inevitabile nel modo più intelligente e consapevole possibile.
- Si assume del karma che ordinariamente precipiterebbe in una vita futura.
- Si addossa un poco del karma generale dell’umanità, accrescendo il proprio carico.
- Comincia il lavoro di comprensione da parte del karma planetario, senza però assumere ancora responsabilità in merito. Soltanto dopo la terza iniziazione si può consapevolmente cooperare alle responsabilità karmiche del Logos planetario.
Notate che mi riferisco tanto al karma buono che al cattivo. Il discepolo anziano guida il neofito “nella luce”, per aggiustare il karma. Egli lo fa ricorrendo all’impressione di pensiero. Ogni karma, se coscientemente affrontato, precipitato dal potere del pensiero: questa è forse la lezione più importante da insegnare al neofito. In tal modo quest’ultimo impara a vedere nella luce che illumina la sua vita, e chi lo prepara al discepolato accettato è in costante contatto col maestro, così si stabilisce un rapporto triangolare di notevole valore occulto.
Il discepolo “nella luce” segue la via della rivelazione minore, in guanto concerne l’opera da compiere nella vita della personalità, non è la rivelazione superiore della divinità e della sua natura.
Nei diagrammi simbolici che il discepolo maggiore presenta al maestro, due volte l’anno, si segnala lo sforzo compiuto in tal senso, non i risultati. È lo sforzo che conta. I diagrammi (tre) sono collegati geometricamente e sovrapposte, rivelano una struttura tipica di raggio. Allora il maestro può valutare grado e modalità di sviluppo, e determinare il momento in cui il discepolo anziano a proporre lo stadio del discepolato accettato. Non appena la richiesta dell’allievo, la proposta del discepolo guida, le condizioni del karma e la nota che il maestro registra, si sovrappongono, il terzo stadio è raggiunto.
I discepoli devono ricordare che l’ashram non è limitato a pochi che si conoscono e si riuniscono. L’Ashram è un gruppo internazionale, composto d’anime incarnate e no. È una sintesi d’iniziati di vario grado e di discepoli accettati. I maestri non considerano come iniziato chi ha superato la prima iniziazione, ricordatelo.
I discepoli che hanno superato la seconda iniziazione, sono considerati “in prova”, e soltanto quando hanno superato la terza sono veramente iniziati. Per la Gerarchia, la terza è tecnicamente considerata come la prima.
Il termine discepolo accettato copre gli stadi della prima e della seconda iniziazione. Superata la terza non si è più tecnicamente un discepolo accettato, anche se si rimane ancora nel gruppo del maestro fino alla quarta iniziazione.
In un ashram gli esordienti non possono ostacolare i migliori, ma uscire dalla sfera d’attività dell’ashram, sebbene non fuori del gruppo. È l’impreparato che causa la sosta, non chi è pronto e realmente consacrato.
I discepoli sperimentati, i discepoli liberati, sono impegnati soprattutto a eseguire il compito. Il singolo discepolo può soffrire, nella personalità, perchè i confratelli non comprendono o non arrestano il fuoco delle loro menti, ma prosegue con tenacia il lavoro, e la sua efficienza, quale unità di servizio, rimane intatta. Egli sa che un giorno essi saranno liberati da se stessi. Nel tempo si industria a bilanciarne l’influenza e il suo compito è più arduo, ma sa che essi stanno per comprendere; se per il momento non possono aiutare vedono in lui e nel maestro le stesse qualità in loro prevalenti, infatti noi vediamo nel prossimo ciò che è in noi, anche quando non esistono, o non nella stessa misura. Bisogna saper distinguere tra vera percezione analitica e critica. Il maestro non critica i discepoli dell’ashram. Egli cerca di individuarne le qualità che possono ostacolare il servizio ashramico. Vi è una distinzione fondamentale tra l’aiuto costruttivo e la critica derivata dal senso di superiorità personale e dal desiderio di scoprire i difetti.
Dopo il 1945, quando sarà il settimo Raggio ad assumere, gradualmente il potere, avremo allora tre raggi simultaneamente agenti sull’umanità:
- Il primo raggio, della volontà o potere, in piena efficienza.
- Il secondo raggio, dell’amore saggezza, che raggiunge il suo meridiano, e presiederà al periodo che va fino al 1957.
- Il settimo raggio, dell’ordine cerimoniale. Esso sta per entrare in attività in combinazione con gli altri due: la volontà – di – amare e la volontà – di – potere — producendo bellezza dal caos attuale. Per i discepoli dei maestri Morya, Koot Hoomi e Rakeczi si avviano verso un periodo d’intensissima attività. Il destino del mondo è nelle mani di quei tre gruppi di discepoli iniziati. I discepoli accettati ivi presenti sono invitati a collaborare, opportunità offerta a molti ovunque.
L’Ashram è un vortice di forza e un centro d’energia, attraverso cui ambedue fluiscono ordinatamente, così che la visione è materializzata; esse sono dirette da un maestro, da un gruppo di iniziati di ordine superiore e da un secondo gruppo di iniziati minori, raffigurando una miniatura del governo planetario. Essi attuano l’energia affluente in modo che i discepoli accettati possano manipolarla senza pericoli e distribuirla. L’energia proviene da Shamballa; le forze vengono dall’interno della gerarchia stessa, e i discepoli accettati prestano servizio proprio nella misura in cui reagiscono alle forze combinate. In altre parole, i discepoli iniziati del gruppo del Maestro concentrano le energie affluenti; i discepoli accettati, come anime, concentrano la forza che il Maestro dirige all’esterno, nel mondo, secondo il Piano della Gerarchia, e in accordo con la rivelazione dispensata da Shamballa.
I discepoli iniziati non hanno interesse che per la visione, il Piano e la sua direzione ed esecuzione sulla terra. I discepoli accettati lo imparano, e nel frattempo reagiscono alla visione in secondo ordine; sono occupati col Piano e con la distribuzione delle forze con cui materializzarlo, in tal modo, tutta l’attività dell’ashram e coordinata. I discepoli accettati di recente sono utili come sperimentatori. Dalle loro reazioni alle verità impartite e al Piano, dalla loro capacità di percepire la necessità e di metterla in rapporto con il mezzo di soccorso, e dalla loro cooperazione con i discepoli del mondo, (responsabili verso il Maestro di qualche aspetto del piano) dipende l’esito dello sforzo nel mondo esterno.
I giusti rapporti si devono coltivare:
Fra i discepoli accettati ed il maestro.
Fra i membri d’Ashram diversi.
Fra gli Ashram e il mondo.
Il maestro dell’ashram e gli iniziati maggiori del suo gruppo sono responsabili del rapporto tra Shamballa e la Gerarchia. I discepoli accettati e gli iniziati minori sono responsabili del rapporto tra questa e l’umanità. Così la catena della Gerarchia dell’Essere rimane intatta