Saggi – IL DISCEPOLATO NELLA NUOVA ERA 6

saggio IL DISCEPOLATO NELLA NUOVA ERA - I SEI STADI DEL DISCEPOLATO

Stadio quarto:  IL CHELA SUL FILO

 

“Lo stadio in cui al discepolo s’insegna ad attirare (in caso d’urgente necessità) l’attenzione del maestro, è chiamato del “discepolo sul filo”.

L’ intera questione della sensibilità psichica superiore è compresa in questo stadio. Ho insegnato nei miei scritti in modo chiaro e preciso, che le esperienze psichiche inferiori sono indesiderabili. Grande è la necessità d’ammonire gli aspiranti a questo proposito. La difficoltà è aggravata dal fatto che chi è dotato di psichismo inferiore non si lascia raggiungere e consigliare agevolmente, poiché è sempre convinto che i suoi poteri di chiaroveggenza e chiarudienza sono segno di notevole progresso spirituale. La sua mente è impenetrabile a qualsiasi avvertimento, e sovente egli vive riparato dietro una barriera d’auto-compia­cimento. Egli dimentica che i selvaggi e gli animali sono (in genere) psichici e sensibili a cose che gli uomini più mentali non avvertono. La maggioranza degli uomini è di natura astrale nelle sue attività, nell’interpretazione dei fenomeni, nell’att­eggiamento e nella focalizzazione. È pertanto necessario insistere su questo monito, per far capire agli psichici l’indesiderabile vita astrale. I discepoli non escludono nessun aspetto della manifestazione divina. Essi sanno che anche lo psichismo inferiore è divino, ed essenzialmen­te superiore ai processi fisiologici. Il discepolo non può affermare che ora, in quanto è tale, non subirà certe esperienze. Egli deve essere pronto a tutto, e affrontare che tutti i discepoli devono acquisire capacità psichiche superiori o inferiori come il Cristo. L’unica tutela sta nell’impedire ai poteri inferiori di manifestarsi fino a che non sono attivi quelli superiori; allora essi sono governati ed esercitati (se cosi posso dire) dal livello di coscienza più elevato. Nella sua mente esisto­no soltanto vita e forma, ed impara a manovrare i processi vitali tramite la forma in modo da manifestare il divino.

Il mondo oggi entra in uno stato di gran sensibilità. I disce­poli devono prepararsi ad aiutarlo. Il livello di coscienza degli uomini comuni e mediocri è elevato ai livelli dell’astralismo cosciente e il velo tra l’invisibile e il visibile scompaiono rapidamente. Come può un discepolo soccorrere in questo diffici­le periodo se non ha esperienza nel distinguere e interpre­tare certi fenomeni? Come aiutare e salvaguardare se temessero di entrare nelle sfere ove predomini lo psichismo inferiore? Non vi chiedo di coltivare i poteri psichici, ma di stare pronti e vigilanti per vedere e udire a tutti i livelli di servizio, e d’interpretare correttamente ciò che vedrete e udrete, senza pregiudizi e timori. Il sentiero del discepolato non è agevole, ma la ricompensa è adeguata. La sensibilità psichica è inclusa nella comprensione di questa fase del discepolato.

mentre la studiamo, cercate di pensare alla correlazione tra discepolo, ashram e maestro. È un rapporto triangolare che s’instaura, quando si realizza la tensione . Molto vi è stato inse­gnato circa il filo, il sutratma e l’antahkarana. Questo filo conduce da un punto di tensione nella Gerarchia (il maestro al centro dell’ashram) molto lontano, a molti livelli e in molti cuori. Esso consente al discepolo (se gli è stato concesso di farne uso) di ritornare istantaneamente al suo centro di lavoro e raggiungere in qualsiasi momento il “maestro della sua vita”. Questo rapporto triangolare si potrebbe configurare così:

 

Il    Maestro

                                                           

                                            L’Anima                         L’Ashram

 

Il    Discepolo

 

Un’estensione di questo concetto sottostà a quanto vi ho insegnato circa il Wesak, e dovreste ricordarvene, quando vi preparate a parteciparvi:

 

Shamballa

 

                                            Il Buddha                        Il Cristo

 

.L’Umanità

 

Tutta da fase del “discepolo sul filo” e le tecniche concernente questo stato di coscienza sono collegate alla capacità dell’essere umano, governato dall’anima, d’essere magnetico e di “emet­tere il richiamo vibratorio che può penetrare nell’orecchio di chi tiene il filo”. Questa frase è tratta da un antichissimo mano­scritto degli archivi della gerarchia, a proposito di questo stadio. Per la prima volta, un’informazione è a disposizione in forma concisa, anche se necessariamente velata e impropria.

 

Requisiti per il quarto stadio:

 

  1. Il discepolo si è decentrato e non è più il centro drammatico della scena; non si cura dei suoi sentimenti e l’eccessivo in­teresse per se stesso, che tanti manifestano, non ne domina più i pensieri e l’aspirazione.

        Il discepolo, ora lavora impersonalmente, in ogni modo reagisca la sua natura personale. Ciò significa che sentimenti, pensieri, simpatie, antipatie e desideri non sono più in lui fattori dominanti egli è condizionato nelle sue attività quotidiane e nei  rapporti soltanto dai moventi e dalle attività che tendono al bene del gruppo. Non sacrifica nessun individuo al bene del gruppo, prima di aver compiuto il debito sforzo di aiutarlo a comprendere i giusti rapporti e ad esprimerli; ma non esita a farlo risolutamen­te se ne sorgano il bisogno e l’opportunità.

  1. Egli ha un giusto senso delle proporzioni circa il suo lavoro e il valore relativo del suo contributo al lavoro del Maestro e alla vita dell’ashram. Si concentra sul lavoro e le opportunità e non sul maestro o sulla propria posizione nei Suoi pen­sieri. Molti discepoli nei primi stadi non dimenticano mai d’essere discepoli. È ciò che il maestro Morya ha definito come la “presunzione della mente piena di se stessa”. È una forma velata d’ orgoglio che i principianti trovano difficile avvitare. Nemmeno per un minuto dimenticano il fatto del loro discepolato e del maestro, anche quando prestano attivo servizio; eppure, se agissero veramente da un punto di concentrazione, dimenticherebbero la sua stessa esistenza nel lavoro di aiutare e servire.
  2. Il discepolo sul filo ha raggiunto il punto dove si fonda la corrispondenza superiore di ciò che è chiamato “personalità separata”, o (con altre parole) dove quello stato di coscienza, di cui la personalità separata è l’ombra e la distorsione, si manifesta. Il discepolo è consapevole simultaneamente di due li­velli di coscienza, o di due punti di attività concentrata:
  3. Il punto di tensione spirituale in cui è focalizzato e che egli cerca di mantenere inviolato e costante.
  4. La sfera di attività nei tre mondi, per mezzo della quale la­vora e serve quale discepolo.

 

Questi due livelli fra loro collegati, non sono in realtà attività separate, se non quando emergono nella coscienza del discepolo sul piano fisico, e né esprimono la vita oggettiva e quella soggettiva. Questo è inevitabile, quando si deve lavorare nel tempo e nello spazio e per mezzo del cervello fisico. Il se­condo punto di focalizzazione, dovrebbe in realtà essere l’esternazione dell’interiore livello di concentrazione. In queste pa­role voi avete la chiave della vera scienza del discepolato, sviluppo e rapporto tra il centro del genere umano e il cen­tro della Gerarchia. È anche il rapporto dell’opera del Buddha e del Cristo che rappresentano il punto di tensione a Shamballa e nella Gerarchia.

Moltissimi sono i discepoli che non agiscono da un punto di tensione spirituale, ma da un punto di focalizzazione nella personalità — il che è certo un progresso rispetto all’uomo comune incapace di pensiero — vi si fermano troppo a lungo. Fintanto che si resta focalizzati nella personalità, il punto di con­centrazione spirituale sfugge. Si è sempre trascinati dall’aspirazione della personalità e non dalla forza dell’ashram, e ques­ta focalizzazione nella forma, nuoce sia all’aspirante sia al gruppo. La tensione spirituale, come risultato della completa dedizione della personalità al servizio sull’umanità, stimola e conferisce potere, ma non evoca la vita del sé personale, quando il chella dà affidamento che userà il privilegio di richiamare 1‘attenzione del maestro esclusivamente per il propo­sito di servizio del gruppo, e mai per se stesso o per proprio beneficio, gli sarà concesso. Ciò significa che egli è in grado di governare la propria vita e di risolvere i suoi problemi, e non tende a introdurre le sue crisi personali nella vita dell’ashram, implica anche tale devozione e fondamentale impersonalità che l’ashram non deve proteggersi dalla sua attività vibratoria. Egli non evoca dal maestro il potere della ripulsa, come si dice esotericaniente. IL Maestro sa che se giunge un appello dal chella sul filo, non sarà spreco di tempo rispondere, perché l’appello è lanciato nell’interesse e nel proposito del gruppo.

Il maggior compito del maestro quando il discepolo entra per la prima volta nell’ashram è di guidarlo a pensare lungo la linea della decentralizzazione. Ciò implica il trasferimento della coscienza del discepolo dal sè personale al lavoro da compiere e, incidentalmente, la risposta alle domande:

 

  1. Conosci il compito reale della tua vita?
  2. Hai provato ad eseguirlo nei processi della tua vita presente?
  3. Hai per principali obiettivi la costruzione del carattere e lo sviluppo della purezza? Se è così, non ti pare che il tuo posto sia sul sentiero della prova senza illuderti di essere su quello del discepolato?
  4. Sei preoccupato della necessità del mondo, o sei assorbito soprattutto dalla tua posizione di discepolo, dai problemi spirituali e dall’illusione d’enormi difficoltà, nella tua vita personale?
  5. Se credete che la vostra sia una vita di grande interesse ed eccezionalmente difficile siete solo alle prime fasi del discepolato accettato e non avete ancora ripudiato i vecchi atteggia­menti di pensiero. Queste domande devono ricevere risposta prima che l’allievo ottiene “piena libertà nell’ashram”.

 

       L’Ashram, dovete ricordarlo, è esternato solo in quanto provvede un punto di tensione spirituale. I discepoli escono per lavorare nel mondo. Il gruppo esterno, o ashram oxoterico, è esteriorizzato per riflesso dalla radianza dell’ashram interiore e dallo stabilirsi di un campo magnetico di potere spirituale. Questo si attua nella misura in cui i membri della periferia si collegano con l’ashram interiore e sono responsivi alla nota e alla vibrazione del gruppo interiore, riunito intorno al Maestro.

       Un ashram, non è un gruppo d’uomini in cerca di realizzazione spirituale. È un centro d’attività di gruppo, mosso da energie che (quando l’impulso e pieno e giustamente diretto) consentono al gruppo di eseguire il piano del Maestro nel servizio all’umanità. Insisto sempre sulle necessità dell’umanità perché è la principale e urgente principio dell’invocazione, esso può e vuole evocare risposta dalla Gerarchia. Questa è la corrispondenza di gruppo dell’invocazione dell’anima da parte della personalità e alla susseguente evocazione a livello della vita quotidiana, ciò che conduce ad una fusione. L’ashram è perciò un centro di invoca­zione, e quando il discepolo individuale perviene allo stadio di chella sul filo, questo è per lui la ricompensa del servizio imper­sonale, portato avanti qualunque fosse il prezzo per il sé personale. Allora l’ashram può essere un centro mondiale di potere.

I chella sul filo impiegano una tecnica particolare, secondo il loro raggio: operano sempre tramite il centro della testa. Per mez­zo di questo centro essi fanno risuonare l’appello (inaudibile sul piano fisico) che (vibrando lungo il filo) raggiunge il Maestro. Queste tecniche, sono insegnate direttamente dal maestro, quan­do riconosce il diritto del suo chella a tale privilegio. Non posso comunicarvi queste tecniche; quando sarete “sul filo”, vi saranno inevitabilmente insegnate.

Questo filo non è l’antahkarana, ma un filo di collegamento di luce vivente. Il Maestro lo proietta, quando il servizio del discepolo evoca la sua risposta. Questa evocazione però  aumenta di potenza via via che il discepolo costruisce l’antahkarana tra la personalità e la Triade spirituale. Il chella sul filo perviene finalmente a collegare il filo della vita (un aspetto dell’antahkarana) con questo filo ashramico, e quindi allo stabilirsi del governo della Monade, il che (nel suo aspetto di gruppo) significa il governo della Gerarchia esercitato da Shamballa.

 

Per l’aspirante medio, le implicazioni di questo stadio del discepolato presentano un certo interesse se considerate dal punto di vista di ciò che non è stato ancora compiuto, Si tratta perciò d’implicazioni negative. Sono però auspicabili qualora si tratti di discepoli accettati, che dovrebbero avere atteggiamento posi­tivo e intelligente. La legge dei rapporti positivi e negativi sottostà a tutti questi stadi. Ciò che è superiore è dapprima sempre negativo rispetto  a ciò che è inferiore; poi avven­gono cambiamenti provvisori che rendono il superiore positivo verso l’inferiore e conducono quindi ad una costante elevazione sulla VIA DELLA VITA e dell’ascesa spirituale.

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