Saggi – IL DISCEPOLATO NELLA NUOVA ERA 7

saggio IL DISCEPOLATO NELLA NUOVA ERA - I SEI STADI DEL DISCEPOLATO

Stadio Quinto: IL CHELLA NELL’AURA

 

Questo e uno stadio del discepolato assai avanzato rispetto a quello raggiunto da moltissimi discepoli, poiché comporta la qua­si completa unione tra l’allievo ed il gruppo del Maestro. Egli ha già il privilegio di invocare l’attenzione del Maestro in caso di necessità, ed è certo della risposta. Egli è avanza­to dallo stadio d’allievo a una integrata ed efficiente unità

nell’ashram, dove è un membro fidato. Il suo orientamento e ora stabile, e sebbene sia ancora soggetto a molte prove e ostacoli, queste riguarderanno la vita e le condizioni del gruppo, più che egli stesso. Non mi riferisco alle difficoltà proprie di ogni ashram o a quelle connesse ai legami di gruppo che il discepolo può giustamente mantenere sul piano fisico, ma a quelle collega con la sua responsività alle necessità mondiali; quando questa responsività esiste, il tutto ha per lui responsabilità maggio­re che la parte. Ciò non esclude che egli possa servire ad aiu­tare gli individui e offrire amore comprensivo e compassione a chi ne ha bisogno. Egli ha ora il senso delle giuste propor­zioni e della corretta organizzazione delle circostanze, della direzione e delle attività della sua vita nel tempo e nello spazio. Egli allora dà sicuro affidamento di saper anteporre il bene del tutto a quello individuale, come inteso dalla personalità.

Il     Maestro sa di avere nel chella che ha raggiunto questo stadio uno strumento sicuro, che non sarà mai un peso nella vita del gruppo. Vi ho già fatto notare quali difficoltà presenti l’assorbimento di un nuovo discepolo entro l’ashram; gli si deve insegnare ad avanzare gradatamente, dalla periferia della cosci­enza del gruppo verso il centro. Ogni passo avanti richiede cau­tela da parte del maestro, affinché l’ashram sia protetto da ogni attività distruttiva. Solo quando il chella ha conseguito la “serenità occulta” gli è permessa la focalizzazione permanente nell’aura del gruppo. Ciò accade, quando egli diventa consapevole della particolare e specifica vibrazione dell’aura del Maestro; da ciò, come potete vedere, la necessità della serenità.

Notate, che serenità e pace non sono la stessa cosa. La pace è sempre temporanea e riguarda il mondo sensoriale e condizioni che possono essere turbate. È essenziale per il progresso ed inevita­bile che ogni passo avanti si caratterizzi di turbamenti, crisi e caos, cui poi succedono (se bene affrontati) periodi di pace. Questa pace non è serenità e al chella è consentito di dimora­re nell’aura del Maestro soltanto quando, abbia sostituito la serenità alla pace. Serenità è quella calma profonda priva di turba­menti che distingue il discepolo focalizzato nella “mante man­tenuta salda nella luce”. In superficie, la sua vita (dal punto di vista del mondo) può essere in stato di continuo e violento mutamento. Tutto ciò che gli è caro nei tre mondi, può crollare attorno a lui. Ciononostante, egli sta saldo nell’equilibrio della coscienza dell’anima, e nel profondo della sua vita rimane indisturbato. Non è insensibilità o autosuggestione, e nemmeno la capacità d’esteriorizzare la consapevolezza in tal modo da igno­rare eventi e circostanze, ma è l’intensità del sentire trasmutata in comprensione. Allora ha diritto di vivere nell’aura del Maestro. Non vi è nulla in lui che esiga dal Maestro che Egli distolga l’attenzione dei suoi sforzi di vitale importanza per un non importante aiuto al discepolo.

       Il     discepolo accettato quindi avanza per mezzo della realiz­zazione di tre vibrazioni:

  1. Egli, secondo il proprio raggio, reagisce alla vibrazione, nota, e qualità dell’ashram. Stabilisce il contatto con la periferia della sfera d’azione del gruppo del Maestro ed egli diviene discepolo accettato in piena coscienza di veglia. Il Maestro e consapevole della presenza alla periferia della sua coscienza. I suoi condiscepoli sono consapevoli di un nuovo punto di luce nell’ashram, soprattutto per lo sforzo che devono compiere per controbilanciarne le reazioni personali ai nuo­vi modi di vita, agli oggetti indotti nella sua coscienza dalla penetrazione nel mondo delle cause, e il prorompere della sua devozione al Maestro. Il compito dei chela più avanzati è di pro­teggere il Maestro dalle violenti reazioni del nuovo arrivato, e di interporsi tra lui e il Maestro. Un chela iniziato si prende cura di lui e agisce da intermediario. Il discepolo (come ho già detto) è in contatto con il Maestro quando, e solo quando, questi lo voglia e sia per il bene de gruppo.

 

  1. È in continua espansione la sua comprensione della natura e della nota dell’ashram e avanza dalla periferia entro la sfera d’influenza del Maestro e del suo gruppo. Partecipa sempre più alla vita di gruppo ed ha sempre meno interesse per sè. Il suo apporto all’ashram diviene più apprezzabile e gli vengono affida­ti specifici incarichi e compiti di cui egli risponderà individualmente all’iniziato a cui è affidato. Il Maestro lo avvicina con maggior frequenza e, poichè egli incomincia a decentralizzarsi e la sua stessa crescita ha per lui importanza sempre minore del servizio, è autorizzato ad attirare l’attenzione del Maestro quando occorre aiuto per il gruppo; in tal modo egli diventa un chela sul filo.

 

Costruisce rapidamente l’antahkarana e l’afflusso di vita dalla Triade spirituale aumenta lentamente e in maniera regolare. Sul piano esterno, è al centro di una sfera d’influenza, come risultato della radianza della sua anima attraverso la personalità. Nessun discepolo diviene chela sul filo finché molti nel mondo esterno non siano per lui (su una voluta inferiore della spirale) ciò che egli è per il Maestro: chela sul filo. In modo distorto e spesso insoddisfacente, egli è impegnato nella forma­zione di un suo gruppo, e oggi ciò è frequente. Il mondo è pieno di discepoli combattivi, intensamente preoccupati di formare orga­nizzazioni, di raccogliere quelli cui dare aiuto, emettendo così una nota particolare e imparando i rudimenti (i rudimenti, fratelli) del lavoro di gruppo come inteso dalla Gerarchia.

  1. Egli risponde potentemente e (dal suo punto di vieta) in modo del tutto inaspettato alla vibrazione del Maestro che funziona come centro reale del suo gruppo. Ha conosciuto il richiamo vibratorio del Maestro; è divenuto consapevole della qualità dell’ashram evocata dal Maestro. Ora e ammesso nel luogo segreto, nel vero cuore dell’ashram, e diviene il chela entro l’aura.

 

L’aura d’ogni forma di vita può essere definita come la qualità di una sfera d’attività radiante. Ben poco è conosciuto delle aure, e se n’è scritto un cumulo di sciocchezze. L’ aura e abitualmente descritta in termini di colore e di. luce, secon­do la visione e il meccanismo di risposta di colui che vede. Due parole bastano a descrivere l’aura secondo la conoscenza occulta: “Qualità” e sfera d’influenza”. Ciò che il chiaro­veggente capta è un’impressione che la mente traduce rapidamente in simboli di colore, che in realtà non è presente. Vedere l’aura,

come si dice, è in realtà un livello di coscienza, che il veggente crede sinceramente di aver percepito luci o colori, molte volte è verissimo, ma si trattava in realtà, qualità di una sfera di attività radiante; questo accade quando la propria sfera di attività radiante è della stessa natura e qualità di quella percepita. La gran parte dei veggenti percepisce la gamma delle vibrazioni astrali di una persona o di un gruppo tramite il loro stesso corpo astrale. Il contatto con una verità, un concetto mentale e il loro riconoscimento è una espressione di un contatto analogo, avvenuto nel regno della mente.

Il fattore che sottostà a ognuno dei sei stadi del discepolato e li rende possibili, è l’esistenza del discepolo di qualità, attività radiante e vibrazione che corrispondono a quelli di un particolare ashram. Esse, evocata una risposta e attratto il discepolo alla periferia della sfera d’attività di un ashram, intensificano gradualmente la loro qualità magnetica e attrattiva; risvegliano a maggiore potenza le qualità stesse nel discepolo, occultamente avvicinandolo al centro, che è il punto focale di tutta l’esperienza e della potentissima vita spirituale del Maestro, vero cuore dell’ashram.

Allora il discepolo, comprende che i suoi tre corpi o veicoli — eterico, astrale e mentale — sono soltanto i riflessi dei tre aspetti della Triade spirituale, che possono dargli le chiavi del suo stesso essere e la capacità di rispondere alla triplice vibra­zione del Maestro, emanante dalla sua aura.

L’insegnamento, che la personalità va distrutta è “una distor­sione della verità”, il suo centro di coscienza deve essere tras­ferito dalla triplice natura inferiore alla Triade, con l’aiuto della triplice natura dell’anima. Questo trasferimento progressivo av­viene rispondendo a una frequenza vibratoria sempre più elevata. Non appena si manifesta nella coscienza del discepolo la capacità di rispondere alla qualità e alla radiazione dell’ashram, egli si dirige verso quella sfera d’influenza. Ciò che, nella propria aura, è affine alla qualità dell’aura del Maestro viene educato, intensificato e purificato. La sua radiazione aumenta, mentre la vita dell’ashram agisce sui suoi veicoli, ed egli diviene il chela entro l’aura. Gradatamente la sua vibrazione e quella del Maestro tendono a sintonizzarsi.

 

Vi faccio notare, che in questo modo il discepolo comincia a contribuire efficacemente alla vita dell’ashram. Ogni discepolo che pene­tra l’aura del maestro per similarità di qualità e di vibrazione, arricchisce e intensifica il gruppo cui è in tal modo affiliato. Col tempo, l’ashram diviene sempre più potente, magnetico e radi­ante. In quell’aura il discepolo anziano porta avanti il suo lavoro, stabile al centro radiante della vita del gruppo, e da quel punto opera verso l’esterno per servizio. Egli è sempre vigilante per proteggere quel centro da ogni qualità della sua aura che non è in armo­nia con quella del Maestro, ed esclude dalla coscienza (per quanto possibile) ogni pensiero o desiderio che potrebbe disturbare l’aura del gruppo. È questa la sua responsabilità quando e ammesso a questo stadio del discepolato, e tale privilegio non gli è accordato se non sa vigilare su se stesso e sulla sfera d’influenza di cui ora fa parte. Vedete dunque che la gerarchia stessa è un grande ashram con un triangolo al centro: il Cristo, il Mahachohan e il Manu. Simbolicamente questo triangolo è un centro radiante, poiché l’attività di ognuno di questi Grandi Esseri è tale che Essi sono attirati l’uno entro l’aura dell’altro, in una completa fusione. Ogni ashram irradia una delle qualità maggiori, secondo il raggio del Maestro; nello stesso modo la Gerarchia irradia la qualità del secondo aspetto divino, proprio come l’ashram che tutto include (Shamballa) ha preminente la caratteristica del primo aspetto, la vita stessa. Questa non è una qualità, ma ciò che la emana.

L’aura del Maestro (che caratterizza quella di tutto l’ashram) ha tre radiazioni principali, per quanto concerne la responsività del discepolo:

 

  1. La radiazione che proviene dai livelli superiori del piano mentale o aspetto inferiore della Triade spirituale. La sua potenza o sfera d’influenza dipende dal grado di contatto spirituale del maestro con la mente di Dio.

   Questa radiazione particolare evoca risposta dalla mente astratta embrionale, ed è il primo contatto cui il neofito è sensibile ne­gli ultimi stadi del sentiero della prova. Una linea diretta di contatto si forma tra il maestro e il discepolo risvegliato:

  1. L’ atomo permanente manasico del discepolo;
  2. I petali della conoscenza del suo loto egoico;
  3. La mente inferiore concreta “mantenuta salda nella luce”;
  4. Il centro della gola;
  5. Il cervello.

Tutto ciò necessariamente e relativo, ma nel momento in cui il discepolo ha stabilito questa linea di contatto con la Triade spi­rituale, (sia pure in lieve misura), egli risponde per la prima volta all’aura del maestro. La distinzione tra l’aura del maestro e 1’aura dell’ashram è che la prima e dinamica e la seconda e influenzante. L’insieme costituisce l’aura del gruppo. Dopo questa risposta iniziale, il discepolo gradualmente diviene il chella entro l’aura.

 

  1. La radiazione che proviene dal piano buddhico o dell’intuizione spirituale, esprime l’amore del maestro e lo pone in contat­to con il cuore di Dio. Notate che queste tre radiazioni del maestro, intensificate dalle radiazioni simili, sebbene molto meno potenti, dei membri interiori dell’ashram, sono i fattori che pongono il mae­stro e l’ashram in contatto con quello che, occultamente è detto: Sole Fisico, Cuore del Sole, e Sole Centrale Spirituale.

La linea lungo cui l’attività vibratoria del maestro raggiunge il discepolo e in seguito lo trae entro l’aura, è questa:

  1. L’atomo permanente buddhico o veicolo intuitivo del discepolo progredito;
  2. I petali dell’amore del suo loto egoico;
  3. Il corpo astrale nel suo aspetto più elevato;
  4. Il centro del cuore.

 

  1. La radiazione che proviene dal livello atmico, o aspetto volontà della Triade spirituale, è l’espressione della facoltà del ma­estro di penetrare entro il Consiglio di Shamballa, registrarne il proposito ed elaborare il Piano. In ogni ciclo è l‘espressi­one di manifestazione della volontà divina. Questo aspetto dell’attività radiante del maestro è di natura così elevata che soltan­to l’alto iniziato può registrarlo ed è trasmesso alla consape­volezza fisica del discepolo secondo questa linea:
  2. L’atomo permanente atmico, centro della volontà spirituale, primo aspetto della Triade spirituale;
  3. I petali del sacrificio del suo loto egoico;
  4. Il veicolo eterico nei suoi aspetti più elevati.

 

  1. Il centro della testa;
  2. Il centro alla base della spina dorsale, che si attiva in rispos­ta all’attività vibratoria degli altri quattro centri di trasmissione.

 

                        È da notare che quando l‘iniziato—chela ha elevato la sua vibrazione alla stessa frequenza di quella del maestro, e può mantenerla costante come una normale qualità radiante, egli stesso ne diviene un maestro. In ogni ashram, è sempre un discepolo che si appresta a sostituire un giorno il maestro, lasciandolo libero per un più alto e importante lavoro. Un giorno tutto sarà “Gerarchia realizzata”, perchè Essa è uno stato di coscienza di cui l’aspetto vita, Shamballa, è al centro, e l’umanità è l‘emanazione, l’influenza irradiante o l’aura, che stimola alla risposta gli altri regni di natura.

Il     maestro ha sempre tre discepoli come stretti collaboratori e intermediari. Essi sono emersi “entro la sua consapevolezza”, (come si dice) rispondendo all’attività radiante della sua triplice natura spirituale. Cooperano strettamente con lui e vigilano sugli altri discepoli del gruppo secondo la necessità, il raggio e il punto di sviluppo. Ricordate a questo proposito che anche il Cristo ha avuto tre discepoli più vicini degli altri nove. È sempre così. Nel vangelo troviamo – fra l’altro — l’immagine di un ashram come costi­tuzione tecnica dell’ashram, e della gerarchia come essenzialmente esiste. I tre discepoli prediletti e vicini, i nove che completano l’ashram interiore, poi  settanta (simbolo dell’ashram nel suo in­sieme) e i cinquecento, simbolo degli aspiranti sul Sentiero probatorio, sotto la supervisione del maestro, ma non dei tre, dei nove e dei settanta, finchè non sarà giunto il momento di ammetterli al Sentiero del Discepolato accettato. Nel maggiore degli Ashram, Sanat Kumara mantiene la stessa successione di rapporti tra i Grandi Esseri che formano il suo gruppo di collaboratori. Tenete presente che questi numeri sono simbolici e non reali. Il numero dei discepoli nell’ashram variano di continuo, ma sempre vi sono quei tre che sono responsabili verso il maestro di ogni attività ashramica, sono in comunione con lui, e ne attuano i piani.

 

  1. Il discepolo nell’aura è consapevole non soltanto del maestro, ma di ciò che è nella sua mente. Ciò significa che è in contatto telepatico con lui.
  2. Egli coscientemente ha trasceso la fase in cui poteva discutere interiormente gli ordini del maestro, ora, però conoscere ciò che deve fare.
  3. Egli è responsivo all’aura del maestro non solo sui piani interiori e nell’ashram, ma anche nel cervello fisico e agisce dall’interno dell’aura sul piano fisico della sua vita quotidiana.

 

        Questo processo si suddivide necessariamente in cinque stadi:

  1. Egli e in contatto telepatico. Mente e cervello rispondono a quella del maestro.
  2. È quindi mentalmente consapevole di ciò che è nella mente del maestro. Ciò ne influenza la vita e il servizio, e la sua mente for­mula costantemente le impressioni telepatiche in forme organizzate utilizzabile nei processi direttivi.
  3. Essendo a questo stadio relativamente libero dall’illusione, il discepolo è in grado di rispondere come sensitività e sentimento, e può quindi portare i piani del maestro (quando li conosce) sul piano astrale.
  4. Con l’energia eterica, egli può incominciare ad usare la forza dell’ashram che il maestro e la sua anima gli trasmettono, usandola sul piano fisico. Egli diventa un “proiettore di forza”, e può quindi produrre dei risultati su questo piano.
  5. Il suo cervello diventa consapevole della simultaneità dei quattro processi ora descritti, ed egli passa a una nuova fase del discepolato. Attraverso la sua anima e la sfera d’influenza del maestro, il piano gli si rivela. Questo non è soltanto una fase superiore del discepolato, ma presuppone comprensione iniziatica.

       Il     neofito conosce che meta dell’occultista, quella di lavorare con le forze, però si rende conto che non può farlo consapevolmente finché:

  1. Non sia stato per lungo tempo semplicemente un canale. Riflet­tete su questo pensiero. Il conseguimento della capacità di essere un puro canale distributore, è la meta e richiede molto tempo. La forza abitualmente dispensata dal discepolo, finchè, la condizione quale canale non sia spontanea e stabile, è normalmente colorata dalla separatività della personalità (anche se elevata). Egli saprà e vorrà distribuire a volontà, alla fine, l’energia dell’ashram dell’anima di gruppo allo stato puro.
  2. Non distribuisca energia anziché forza. Vi è confusione nelle menti di molti discepoli su questo soggetto. Chi non è iniziato d’alto grado, raramente dispensa energia ma opera con le forze: queste concernono i tre mondi. Si è detto esotericamente che “se il discepolo sa distribuire le quattro forze è capace di far risuonare le loro sette note, ognuna avendo quadru­plice espressione, egli non è idoneo a lavorare con l’energia. Egli opera con l’energia, quando lavora con i sette e non con i ventotto”. Riflettete su ciò. Aggiungo che i ventotto apparten­gono ai sette, e quando il discepolo lavora con i sette ultimi, egli in modo normale e spontaneo libera i ventotto, operando sotto l’impressione delle sette qualità di raggio.
  3. Non abbia appreso ad usare la discriminazione e la sintesi. È una potente indicazione occulta.
  4. Non sia consapevole dei pericoli in cui incorre l’inesperto neofito distributore di forze, che credendole energie, voglia dirigerle in una direzione specifica. Egli si rende conto allora che deve essere per lungo tempo un canale, mediante la purezza della vita, il corretto orientamento, e l’assenza di critica. Questo corretto orientamento comporta un paradosso che deve affrontare: essere orientato verso l’anima e quindi verso l’ashram, ed essere orientato nello stesso tempo verso l’umanità. Soltanto i discepoli prossimi al cuore del maestro (in senso tecnico) e perciò consapevoli della sua aura, hanno il diritto — anzi il privilegio — di dirigere la forza in direzioni specifiche. Se il loro stato non è tale, devono fungere da canali distributori d’energia, in modo generico e universale, ma non specifico. L’opera è ostacolata più dagli aspiranti avanzati che dai pensatori intelligenti. I discepoli gravitano nei gruppi attivi del mondo e molti lavorano in modo assai più efficace di quelli riuniti in gruppi esoterici. Il discepolo accettato avanzato ha sempre un suo gruppo raccolto intorno a se per scopi di lavoro attivo e creativo. Ve lo ricordo. La misura della capacità di un discepolo sta nella sua influenza — mediante la parola scritta o parlata, e la sua persona sulla gente.

I     sei stadi del discepolato sono naturalmente collegati con le sei scuole della filosofia indiane, che in realtà sono le sei scuole “seme” di tutta la speculazione filosofica. Tutti gli stadi del discepolato sono collegati a tutti gli ashram ( 7 uno per ogni raggio) e sono sei passi verso il centro.

Il    maestro non usa mai i centri del discepolo come mezzi per distribuire la forza. I centri sono (quando correttamente funzionan­ti ) serbatoi di forza e distributori d’energia, colorati da una qualità specifica e distinta dalla propria nota, vibrazione e forza. Negli stadi finali del sentiero del discepolato sono interamente governati dall’anima, attraverso il centro della testa, ma ricordate che dopo la quarta iniziazione, con la scom­parsa del corpo causale, non esiste aspetto forma o veicolo che imprigioni il discepolo o in qualche modo lo limiti. Dopo la terza iniziazione, i centri inferiori non hanno potere sul meccanismo esterno di risposta: durante l’educazione occulta superiore, quando il discepolo è nell’ashram, i centri sono i intesi come semplici canali di energia. Fino alla terza iniziazione essi rivestono temporanea importanza, poiché sono i mezzi con i quali il discepolo apprende la natura dell’energia, e costituiscono uno degli stadi finali del suo processo d’addestra­mento.

La costituzione dell’ego o Anima, è di primaria importanza per il maestro che istruisce il discepolo per il lavoro della Gerarchia, e implica necessariamente i tre centri superiori (testa, cuore e gola). Egli si occupa del loto egoico, ma il discepolo sovente lo dimentica. L’anima e occupata con la propria vita, i particolari della vita della personalità (sua inadeguata espressione o ombra nei tre mondi) non esercitano alcuna impressione sulla sua coscienza. Via via che la violenza della vita della personalità aumenta, l’anima, che prima aveva soltanto ricevuto il meglio delle aspirazioni della personalità , e che a poco a poco ha rivolto l’attenzione alla mente , diventa anche consapevole di un fattore che si contrappone alla sua piena espressione alla periferia esterna della vita. Allora incomincia la battaglia tra le paia di opposti superiori: la battaglia tra l’anima e la personalità combattuta da ambo le parti. Questo è il punto che occorre ricordare. Il conflitto culmina, prima di ciascuna delle prime tre iniziazioni, nel confronto diretto dei due antagonisti: il Guardiano della So­glia (dell’iniziazione) e 1’ Angelo della Presenza sono faccia a faccia. Ma non è questo che ora ci riguarda, bensì la risposta all’energia della Gerarchia incarnata nell’aura del maestro e trasmessa al discepolo. I canali (poiché sono tre) — possono essere così espressi:

                                               Il maestro

LA GERARCHIA             –             L’ashram
                                          —           L’anima del discepolo

 

                                          —           L’umanità

L’UMANITÁ                                  Il discepolo
                                          –             L’antahkarana

 

Il dettaglio della discesa dell’energia si potrebbe delineare in questo modo:

  1. L’aura del maestro.
  2. Il loto egoico o veicolo dell’anima.
  3. L’afflusso d’energia dall’ashram tramite:
  4. I petali del sacrificio o dell’aspetto volontà.
  5. I petali dell’amore o aspetto amore—saggezza.
  6. I petali della conoscenza o aspetto mentale. Questo processo dipende dal raggio del discepolo.
  7. La risposta del discepolo sul piano fisico e la ricettività dei suoi centri all’attività dell’anima, per impressione del maestro, procede come segue:
  8. I petali del sacrificio trasmettono energia al centro della testa, tramite i tre petali del sacrificio che circondano immediatamente il “Gioiello nel loto” ; di qui ai tre petali dell’amore e ai tre petali della conoscenza. Vi sono dunque cinque punti di trasmissione dell’energia – volontà.
  9. I petali dell’amore, similmente, trasmettono energie di amore al centro del cuore, tramite i petali dell’amore: sempre cinque in totale.
  10. I petali della conoscenza trasmettono l’energia all’attività intelligente al centro della gola, nello stesso modo, tramite i cinque petali della conoscenza.

Questo processo che si svolge nel veicolo egoico, è registrato dal discepolo sul piano fisico, produce finalmente quello che può essere chiamato un “potente centro invocativo”, che evoca rispos­ta dalla Triade spirituale, siche infine si ha:

I           La Triade spirituale, custode dell’energia monadica.

Atomo permanente atmico.

Petali del sacrificio.

Antahkarana.

Atomo permanente fisico entro il loto egoico.

Centro della testa.

 

II          La Triade spirituale.

Atomo permanente buddhico.

Petali dell’amore.

Antahkarana.

Atomo permanente astrale entro il loto egoico.

Centro del cuore.

 

III        La Triade spirituale.

Atomo permanente manasico.

Petali della conoscenza.

Antahkarana.

Unità mentale.

Centro della gola.

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