Saggi – SAGGIO SULLA COSCIENZA 12

saggio sulla coscienza - parte DODICESIMA

L’emozione che in sua natura è attrazione, attirando gli oggetti fra loro per mezzo del piacere, che è energia integrante nell’universo, viene chiamata Amore. L’emozione che in sua natura è repulsione, respingendo gli oggetti fra loro, per mezzo del dolore, che è energia disintegrante nell’universo, viene chiamata odio. Questi sono due tronchi della radice del desiderio, ed ogni ramo d’emozione può venir ricollegato ad uno di questi due. Amore e odio sono gli aspetti, elaborati e misti a pensiero, del semplice desiderio di possedere o di evitare. Benevolenza, desiderio di reciproco aiuto e rispetto, sono le tre principali divisioni dell’emozione d’amore poiché tutte le relazioni umane cadono sotto le tre classi: relazioni da superiore ad inferiore, da pari a pari e da inferiore a superiore.

          D’altra parte l’odio è caratterizzato in tutte le manifestazioni dell’antipatia, dalla prepotenza di desiderio di prendere, tali sono i suoi fattori essenziali, sia come disprezzo sia come desiderio di reciproca offesa, sia come paura. Tutti questi corrispondono direttamente alla repulsione, separando l’uno dall’altro. L’odio è perciò della materia, accentua la molteplicità e le differenze sono essenzialmente separatività, appartiene all’oggetto forma dell’universo.

          Uno stato permanente di un’emozione d’amore diretta verso un essere vivente è una virtù; uno stato permanente di un’emozione d’odio diretto contro un essere vivente è un vizio. La trasformazione si compie per mezzo dell’intelletto, che da all’emozione un carattere permanente, cercando l’armonia in tutte le relazioni, perché ne risulti felicità. Ciò che nella famiglia conduce all’armonia e quindi alla felicità, sorgendo spontaneamente dall’amore, se praticato verso tutti, in ogni relazione della vita, è virtù. La virtù nasce dall’amore e genera felicità. Così pure ciò che nella famiglia conduce alla discordia e quindi all’infelicità, sorgendo spontaneamente dall’odio, se praticato verso tutti, in ogni relazione della vita, è vizio.

          Quando l’emozione d’amore è cattiva nella sua esplicazione, ciò dipende da vizi che vi si frammischiano nel suo esplicarsi e non dall’emozione d’amore in sé.

          Quando l’intelletto studia il mondo, vi vede le innumerevoli relazioni ed osserva come quelle armoniose generino felicità e quelle discordanti dolore; allora si mette al lavoro per scoprire il mezzo di stabilire l’armonia universale quindi la felicità. Esso scopre, inoltre, che il mondo sta procedendo su di un sentiero che è costretto a seguire, il sentiero dell’evoluzione, scopre la legge di questa evoluzione. Quando un’unità si schiera da parte della legge che regge tutto cui esso appartiene, gliene deriva pace, armonia e quindi felicità; mentre, se si schiera contro quella legge, ne ottiene attrito, discordia e quindi infelicità. Perciò bene è ciò che, essendo in armonia con la grande legge, porta felicità; è male ciò che essendo in contrasto con la grande legge, produce infelicità. Quando l’intelletto, illuminato dallo spirito, vede la natura quale espressione del Pensiero divino, la legge d’evoluzione quale espressione della Volontà divina, la meta quale espressione della Beatitudine divina, allora si può sostituire l’armonia con la legge dell’evoluzione, l’armonia con la Volontà di Dio e la moralità viene a fondersi con la religione.

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