Saggi – SAGGIO SULLA COSCIENZA 14

saggio sulla coscienza - parte QUATTORDICESIMA

Anche l’odio ha la sua utilità, anzi esso allontana tutti gli elementi incompatibili che non possono accordarsi insieme, evitando così attriti continui. Per quanto concerne persone incompatibili e poco evolute è meglio per loro venir allontanate affinché ognuna segua il proprio sentiero d’evoluzione, anziché essere trattenute insieme, così da suscitare l’una nell’altra emozioni sempre peggiori. In secondo luogo, la repulsione che un’anima comune prova per una persona cattiva è un bene perché la preserva dal cadere sotto quell’influenza. Il disprezzo verso il bugiardo, l’ipocrita, il crudele è un’emozione utile per chi la prova e anche per chi la suscita; poiché tende ad evitare al primo di cadere in simili vizi e tende a risvegliare nella persona disprezzata un senso di vergogna. Ben presto, a misura che essa evolva, farà distinguere fra il male e chi lo commette e compatirà  quest’ultimo, limitando la sua avversione al male stesso. Più tardi, forte di questa virtù, non odierà più chi commette il male né il male stesso, ma riconoscerà serenamente uno stadio inferiore d’evoluzione, dal quale si sforzerà di sollevare il suo fratello minore con mezzi appropriati.

          Quando sentiamo in noi repulsione per una persona, possiamo essere sicuri d’avere in noi qualche leggera traccia di ciò che in lei ci urta, perché quando l’Ego scorge pericolo ne ritrae i suoi veicoli.

          Raggiunta la perfezione verremo ad amare il peccatore come il santo e forse anche a dimostrarle più amore, poiché il santo non ha bisogno d’aiuto, mentre il peccatore se non amato può cadere.

          Quando l’uomo si è elevato al punto di non odiare né peccatore né peccato, allora la forza disintegrante – che fra gli uomini è odio – diventa una semplice energia atta a distruggere gli ostacoli che ingombrano il sentiero. Il sentirsi diverso dagli altri è la “grande eresia”, poiché la separatività è in opposizione alla legge per cui tutto evolve tendendo all’unità.

          Il discepolo non frappone barriere fra sé ed il peccatore, ma abbatte qualsiasi barriera eretta da quest’ultimo e dovrebbe, nella sua vita giornaliera, cercare di praticarlo, sia pure imperfettamente. Trattando con le persone meno avanzate, dovrebbe sempre cercare di eliminare la parete divisoria poiché il sentimento di separatività è subdolo e perdura finché non abbiamo raggiunto lo stato del Cristo. Possiamo però con lo sforzo diminuirlo gradualmente e tentare di identificarci con gli inferiori, esercitare quell’energia costruttrice che tiene uniti i mondi e diventare canali dell’Amore divino.

          L’emozione dev’essere governata e diretta da una ragione sana, per poter produrre del bene. L’emozione dovrebbe essere un impulso all’azione ma non dirigerla; ciò spetta all’intelligenza e questa sua prerogativa non dovrebbe mai venirle usurpata. Quando la coscienza agisce in tal modo, con una forte emozione per movente, ed una sana ragione per guida, si ha una persona veramente compassionevole e saggia, utile al suo simile. L’emozione da il movimento, l’intelligenza lo governa e guida e così il Sé userà l’attività con il maggior profitto, trasformandosi da schiavo il padrone delle emozioni.

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