Saggi – SAGGIO SULLA COSCIENZA 15

saggio sulla coscienza - parte QUindicesima

La nostra aura che ci circonda dovrebbe essere diafana, in modo da permettere agli oggetti del mondo esterno di giungere a noi nella loro propria forma e nel loro colore; ma se l’aura vibra d’emozione non può rispondere a tali condizioni e tutto ciò che l’attraversa v’è ritratto e giunge a noi alterato.

          L’intelletto tende sempre a giudicare favorevolmente ciò che a noi piace e sfavorevolmente ciò che non ci piace. Gli argomenti in favore di un dato modo d’agire vengono fortemente illuminati dal nostro desiderio d’adottarlo e quelli contrari vengono lasciati nell’ombra. Gli uni ci sembrano molto chiari ed imperiosi, gli altri molto dubbi e deboli. E per la nostra mente che vede attraverso l’emozione è così evidente che la ragione è nostra e che chiunque non veda come noi è schiavo di pregiudizi o deliberatamente ostile. A questo pericolo costante possiamo solamente opporre uno sforzo tenace e sostenuto e non possiamo liberarcene definitivamente finché non abbiamo trasceso le emozioni ed imparato a dominarle in modo assoluto.

          Il primo e più potente metodo per acquistare padronanza sulle emozioni è – come per tutto quello che riguarda la coscienza – la Meditazione.

          Quand’è possibile è bene prevedere i problemi che sorgeranno probabilmente durante il giorno e venire a conclusioni sul modo di riguardarli e di comportarci.

          Un altro mezzo per dominare le emozioni è di pensare a ciò che si sta per dire prima di parlare, ossia di mettere un freno alla lingua. Colui che non pronuncia mai una parola pungente o inconsiderata è a buon punto sul sentiero del dominio dell’emozione. La verità innanzi tutto poiché nulla può scusare la menzogna; molto spesso, sotto l’impulso dell’emozione si dice il falso, sia esagerando sia svisando i fatti. Si può dare un’idea assolutamente sbagliata d’una grande verità se non si tiene presente il modo di pensare di chi l’ascolta; è necessario simpatizzare, saper condividere il punto di vista altrui, poiché solo così la verità può essere utile e valida. Si fa più male che bene con il fare troppa pressione sugli altri per fare accettare certi tesori. Un precetto aureo potrebbe essere: “non dire mai ciò che non è vero, non dire mai ciò che è spiacevole”. È molto meglio tacere. Temere il silenzio è segno di debolezza mentale. Nel silenzio le emozioni si sviluppano e prendono forza, pur restando dominate e in tal modo il potere movente s’accresce ma viene sottomesso. Colui il quale ha imparato ad osservare il silenzio deve aver cura che ciò non abbia a menomare la cortesia e che non gli capiti, con un silenzio inopportuno, di infondere fra chi lo circonda un senso di freddezza e di disagio.

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