saggio sulla coscienza - parte sedicesima
Ma ci si può chiedere: non si deve seguire l’intuizione? Si confonde troppo spesso impulso ed intuizione, nonostante la loro origine e le caratteristiche radicalmente diverse. L’impulso nasce dalla natura del desiderio, dalla coscienza attiva del corpo astrale ed è un’energia che erompe in risposta ad uno stimolo esterno, indipendente dall’intelligenza, precipitosa, inconsiderata e violenta. L’intuizione invece nasce dall’Ego spirituale ed è un’energia che irradia in risposta ad un appello interno, diretta dall’Ego spirituale, forte, calma e determinata. Per distinguere l’una dall’altra, finché la natura non sia completamente equilibrata, è necessaria una serena considerazione ed è indispensabile ritardare l’azione; un impulso svanisce a tale considerazione e ritardo; l’intuizione invece diventa sempre più chiara e forte.
Quindi: meditazione giornaliera, accurata riflessione prima di parlare, rifiuto a cedere all’impulso, tali sono i metodi essenziali per trasformare le emozioni da pericolosi padroni in utili servi.
Soltanto colui che padroneggia l’emozione può farne uso poiché non si identifica con le emozioni ma sa che esse agiscono sui veicoli in cui egli abita e sono dovute all’interrelazione fra il Sé ed il non-sé.
Fintanto che il piacere solleva ed il dolore paralizza, in modo da ostacolare ed impedire l’adempimento del dovere, l’uomo è schiavo non padrone delle proprie azioni. Quand’egli ha imparato a dominarle, può provare la maggiore felicità ed il più profondo dolore, conservando imperturbabile la mente e seguitando a dedicarsi serenamente al suo lavoro. Allora tutto ciò che capita viene utilizzato. Dal dolore si acquista forza come dal piacere vitalità e coraggio. Tutte le forze diventano aiuti, invece che ostacoli ed impedimenti