saggio sulla coscienza - parte ventiduesima
La coscienza può essere accentrata nell’uno o nell’altro dei corpi della personalità e può identificarsi con l’anima o con la forma.
L’uomo ordinario si trova a suo agio nei corpi fisico ed astrale, ove si polarizza la sua energia. L’uomo intelligente ed evoluto aggiunge a ciò il controllo consapevole dell’apparato pensante (memoria e analisi). L’aspirante percepisce già qualcosa del principio pensante che anima la personalità. Il discepolo dispone di tutti e tre, in quanto ha coordinato o allineato anima, mente e cervello e comincia ad impiegare l’apparato soggettivo , cioè l’energia.
Gli uomini di levatura relativamente notevole, affrancati da ciò che è puramente fisico, e consci della natura fisica della natura astrale, hanno imparato a mantenere un’attività costante, basata sull’autodisciplina e sul servizio. Utilizzano scientemente i cicli e ne comprendono al quanto la natura. Conoscono l’arte divina di astrarre la coscienza nell’anima nel mondo degli uomini. Questa capacità contrassegna le opere degli iniziati.
Approfondendo ancor più il concetto, possiamo dire che l’energia delle cellule del corpo (fuoco d’attrito) può essere fusa col fuoco della coscienza. Questo fuoco è l’energia presente nella materia che sorregge il sistema nervoso, e pertanto produce sensibilità e consapevolezza. È ciò che causa la reazione al contatto e conferisce la facoltà di registrare e ricordare l’impressione. Il fuoco solare quando si fonde con il fuoco d’attrito della materia e con il fuoco elettrico (massimo aspetto divino), l’uomo si manifesta in pienezza. Questa triplice fusione può effettuarsi quando la personalità è già molto organizzata ed equilibrata. Ciò implica di saper ritrarre la coscienza letteralmente, nel corpo eterico e nello stesso tempo conservare, piena coscienza, un punto concentrato nella testa, da cui dirigere automaticamente il corpo fisico.