saggio IL DISCEPOLATO NELLA NUOVA ERA - I SEI STADI DEL DISCEPOLATO
REGOLE
- È necessario essere sensibili al bisogno del mondo e accostarvisi in moto mentale e spirituale e non emotivo.
- Conseguire un più sottile senso dei valori. Riposo, divertimento, ozio, dispute e critiche non avranno posto nella vita del discepolo. Sarà opportuno curare debitamente il fisico, e guardare con divina indifferenza i sentimenti e la salute personale. Completa dedizione a soccorrere l’umanità e perfetta consacrazione al piano, cooperazione intelligente con chi si riconosce come discepolo anziano; saper scegliere la giusta azione nelle varie circostanze; conservare l’energia mediante il silenzio e quella radianza continua che nasce dall’oblio di sé.
- Fluidità di mente e atteggiamento, tali da riconoscere che le tecniche, le prestazioni, gli idealismi e i metodi devono necessariamente cambiare.
Il discepolo in periodi di mutamenti, conserva ciò che è buono e fondamentale, pur staccandosi dal passato, e vi aggiunge ciò che serve al presente.
I discepoli devono evitare di ostacolare con forme d’autoasserzione, imponendo le proprie idee con metodi autoritari di vecchia maniera. Percepire l’esigenza per poi soddisfarla: ciò fa parte della tecnica di invocazione ed evocazione che sta affiorando.
Il gruppo di qualsiasi Maestro si distingue per il contenuto di pensiero apportato dai discepoli e da lui usato a favore dell’umanità, perciò la vita di pensiero del discepolo è regolata da tre fattori:
- Dalla sua potenza, che deriva dal giusto impulso spirituale, dalla comprensione e interpretazione delle idee, e dalla loro corretta formulazione.
- Dalla sua purezza, che sgorga naturalmente dalla crescente capacità di amore illimitato e non separativo, dalla chiara visione e dall’aumento della forza egoica.
- Dalla sua corretta precipitazione del pensiero, dovuta all’intenzione chiaramente diretta, alla comprensione del proposito del gruppo, all’intelligente partecipazione sempre in aumento e all’attività creativa del Maestro.
Il gruppo di un Maestro è un punto focale di potere che Egli crea in tre modi:
- Con la potenza del pensiero del Maestro, suscitato dalla risposta al Proposito Gerarchico e dalla crescente capacità di risposta a Shamballa.
- Con la capacità del Maestro d’integrare il centro di potere del gruppo nell’attività della Gerarchia.
- Con la saggia scelta dei collaboratori. Il suo gruppo sarà efficiente nel servizio e utile ai suoi Superiori nella misura in cui Egli saprà discernere nel riunire uomini e donne da preparare all’iniziazione, che si ottiene per un processo d’integrazione continua e cosciente in centri di forza, prima nel gruppo di un maestro, poi nella Gerarchia intera e – per gli Adepti – in Shamballa.
La Gerarchia è per essenza il gruppo del Signore del mondo – il Suo Ashram.
Il vortice di forza, in cui e immerso il discepolo (per il suo stesso giusto sforzo e per decisione del maestro), insegna a manipolare le energie quali sostanza d’ogni creazione e a contribuire alla formazione del mondo nuovo – che ’è in ogni divenire; la nota fondamentale d’ogni discepolo si può riassumere con queste parole familiari: “ECCO, IO RENDO NUOVE TUTTE LE COSE”.
Ubbidienza
L’ubbidienza richiesta è al Piano occulto e non al Maestro e quella della personalità all’anima, man mano che la conoscenza, la luce ed il dominio dell’anima divengono più potenti nelle reazioni mentali e cerebrali del discepolo. Sono perciò le limitazioni del discepolo che sollevano la questione dell’obbedienza e il timore che il Maestro e l’anima gli chieda troppo. Ricordate che il maestro si limita a suggerire la visione che il discepolo deve avere prima di chiedere l’ammissione al gruppo, è un processo di graduale rivelazione o un inconscio ricordare qualche cosa percepita o veduta? La visione e un modo simbolico per sperimentare la rivelazione. La visione che ci riguarda è la consapevolezza della conoscenza dell’anima e ciò che vede, mediante l’uso dell’intuizione.
Questa chiave può essere usata, intelligentemente e consapevolmente, solo quando le cose della personalità cadono sotto la soglia della coscienza.
Quanto della vostra attuale visione dipende da ciò che altri hanno visto o quanto avete scoperto da voi? Un discepolo è accettato allorché comincia a salire verso la visione, verso la vetta. Può anche registrare coscientemente ciò che ha veduto e quindi materializzarlo. Dopo non è più la visione il fattore predominante, ma il campo d’esperienza, di servizio e di vittoria. Un giorno capirete.
Il neofito perciò ha bisogno della visione, personale e individuale. Sul sentiero del discepolato accettato occorre ritirarsi da ciò, perché il sentiero è la via dello spontaneo, inconscio oblio di sè. V’identificherete nella visione fino al livello fisico, mentre la mente e cervello sono occupati con ciò che l’anima conosce, ciò che è sempre visione per la personalità.
La distinzione fra discepolo e discepolo del mondo e che quest’ultimo un uomo che ha composto un equilibrio fra il particolare e l’universale, fra lo specifico e il generale e fra il proprio ambiente e il monto esterno, con le sue esigenze. Egli non si cura tanto dei rapporti tra l’uomo interiore spirituale, l’anima e il suo strumento – il sé personale inferiore, perché il suo maggiore interesse è rivolto a come adempiere gli obblighi immediati nella personalità e, allo stesso tempo, agire sul mondo e sull’umanità, per un forte impulso interno e anche perché sente di doversi assumere il servizio e la responsabilità del Maestro e del gruppo. È sempre un discepolo accettato nel senso tecnico del termine ed è ricettivo all’impressione spirituale a volontà. La sua personalità integrata, è suscettibile al contatto con l’anima. Non è ancora perfetto, perché non ancora maestro, non ha ancora superato la quarta iniziazione, ma le sue imperfezioni non è il punto principale ove l’anima insiste, né la sua preoccupazione maggiore. Nella sua coscienza prevale il bisogno del mondo che richiede soccorso spirituale e psichico. Egli valuta con chiarezza gli uomini, ma senza criticismo, riconosce le imperfezioni del mondo automatico, ma ciò non ne annulla la comprensione amorevole e la prontezza a soccorrere a qualsiasi livello sia necessario.
Riflettere bene su questa serie di riconoscimenti:
- Il Riconoscimento della visione.
- Il Riconoscimento del Piano – visione e piano non è la stessa cosa.
- Il Riconoscimento accordato dal Maestro ad un gruppo d’aspiranti consacrati, allorché Egli li accetta come discepoli.
- Il Riconoscimento delle idee (del maestro) come meta del lavoro futuro.
- Mutuo riconoscimento, fra voi, come anime e servitori.
Vi è una legge, che può essere espressa così: “A CHI TUTTO DA’ TUTTO VIENE DATO”.
La chiave del soccorso sono l’innocuità e la dedizione di tutte le risorse individuali ai grandi Esseri, senza riserve e in modo spontaneo.
Quando vivrete innocuamente — in pensiero, parola e azione — senza nulla trattenere in senso materiale, emotivo e dal punto di vista del tempo, se darete sforzo fisico e ogni vostra risorsa con felicità, avrete tutto ciò che vi occorre per il lavoro – questa è la legge.
L’ASHRAM è composto di coloro che, mediante conoscenza, devozione (dedizione) e servizio hanno faticosamente aperto la via da un gruppo ad un centro interiore dove l’energia, la saggezza e la forza del maestro è più facilmente disponibile. Per passare dal gruppo all’ashram i discepoli devono accuratamente discriminare tra le inclinazioni della personalità, la responsività alla verità e all’ideale e le vere reazioni dell’anima che è saggezza spirituale e percezione intuitiva.
Oggi, mentre l’Avatar si accosta alla Terra e all’umanità e l’afflusso d’energia spirituale diviene più copioso, è maggiore la ricettività umana e cresce notevolmente la stimolazione, con vari effetti – aspirazione e determinazione spirituale intensificati e opportunità propizia senza precedenti.
La mente crea o formula forme—pensiero (o energie incanalata ) che esprimono, a livello mentale, la comprensione del Piano e la sua capacità del discepolo di convogliare energia mentale incarnata nel corpo eterico, non intralciato dalla natura emotiva o dall’insorgere di desideri inferiori.
Il corpo eterico è un tessuto d’energia di luce, animato e motivato dalle qualità delle energie cui esso risponde, secondo lo sviluppo evolutivo, Si può affermare che:
- L’uomo non evoluto e selvaggio risponde al prana o energia fisica, che vitalizza gli appetiti della natura inferiore, sviluppa gli istinti e pone le basi del veicolo fisico quale abito esteriore dell’anima – l’intelletto è embrionale e i cinque sensi sono dominanti.
- L’uomo medio e mosso dal desiderio e genera energia astrale. Queste due forze agiscono necessariamente in parallelo e producono un conflitto – il primo scontro dentro l’uomo delle paia degli opposti.
- L’uomo evoluto dalla personalità integrata gradualmente sottopone il corpo eterico all’energia mentale, e la sua attività fisica non è quindi determinata tanto dall’istinto o dal desiderio, quanto dal pensiero, dedicato ad esprimere il piano dell’uomo, il desiderio intelligente, egoico nei primi stati, complesso e dualistico negli intermedi, ma che lentamente si allinea al piano mondiale e all’intento divino per l’umanità.
- Infine, quando il potere del triangolo (anima) s’impone alla personalità, la sua energia sostituisce le altre e la personalità, focalizzata ora nella mente e responsiva all’anima, esprime sul piano fisico, mediante il cervello ed il corpo, l’intento, la potenza e la natura dell’anima che tutto include.
Non dimenticate che un maestro esprime energia monadica, mentre i discepoli cercano di esprimere l’energia dell’anima in una certa misura mediante l’amore e il servizio. Aggiungono inoltre la forza della personalità, che sorge dal loro essere ancora localizzato nella personalità anche mentre aspira alla coscienza egoica. In ciò sta la loro utilità per il maestro, ma anche la difficoltà e — a volte — il loro insuccesso.
Il singolo discepolo deve vigilare sugli effetti di tre gruppi d’energie che agiscono in lui:
- Quelle della sua stessa natura (fisica, emotiva e mentale) e quelle che gli provengono dalla sua anima.
- Quelle che provengono da altri membri dell’ashram o dal gruppo. L’effetto dipenderà dal distacco da se stessi, e quindi dalla loro responsività a ciò che proviene da loro. Per legge occulta: più amate, più siete responsivi e inclusivi dei punti di vista, della natura e della forza dei vostri fratelli.
- Quelle forze tramutate che vengono dal Maestro o che questi deliberatamente trasmette al discepolo.
Rendetevi conto che l’ashram non è un gruppo operante sotto la tutela del Maestro; ma è un punto magnetico di tensione, una fusione d’energie dirette verso un centro comune e implicanti due fattori magnetici:
- Impulso concorde alla formazione di un gruppo a livello mentale. Non appena l’attrazione magnetica del gruppo è abbastanza forte, muore la vita della personalità.
- Attrazione magnetica esercitata dal centro del cuore del gruppo. Il compito è di amalgamare o fondere le energie offerte dal gruppo (servizio) e indicare il campo d’azione (obbedienza occulta).
Il proposito dell’ashram e del suo insegnamento è mettere in grado il discepolo di conseguire la piena espressione su ogni piano, cui perviene con successive espansioni di coscienza. Nessuno è integrato nell’ashram se non è uscito dai confini del livello di coscienza esclusivamente personale, se non e sensibile al raggio e alla vibrazione del maestro e se non e normalmente consapevole dell’anima.