saggio sulla coscienza - parte OTTAVA
Il desiderio di possedere un oggetto stabilisce un legame tra l’oggetto stesso e la persona che lo desidera. Noi vincoliamo al Sé questa porzione del non-sé ed il legame fino al possesso dell’oggetto o finché il Sé lo spezzi ripudiandolo. Questi sono i “vincoli del cuore” che legano il Sé alla ruota delle nascite e delle morti.
La cosa desiderata viene a far parte del corpo del Sé e, se è dannosa, dev’essere strappata via a costo di qualsiasi sofferenza o altrimenti verrà soltanto consumata dal lento attrito del tempo e del disgusto. “Soltanto i forti possono ucciderlo, i deboli devono attendere che cresca, fiorisca e muoia”.
Per decidere i legami del desiderio bisogna ricorrere alla mente ove risiede il potere che da prima purificherà e poi trasmuterà il desiderio.
La mente registra le conseguenze dell’appropriazione di ogni oggetto del desiderio, notando l’unione con quell’oggetto col Sè incarnato derivò felicità o dolore Quando dopo ripetute appropriazioni, essa trova che il risultato è dolore lo registra come oggetto da evitare in avvenire. “Il diletto nato dal contatto è, in realtà, sorgente di dolore”. Così nasce la lotta dove il pensiero cerca di utilizzare contro il desiderio la forza stessa di quest’ultimo. Esso sceglie oggetti atti ad offrire una felicità relativamente duratura, e cerca di utilizzarli contro quelli che prontamente si risolvono in dolore. Opporre quindi soddisfazioni artistiche a piaceri sensuali, fama e potere politico o sociale a soddisfazioni del corpo stimolerà il desiderio a compiacersi nel bene, lo rafforzerà nell’astinenza da piaceri viziosi; farà trionfare finalmente il desiderio di pace eterna sui desideri di gioie effimere. Distogliendosi dagli oggetti la stessa energia si rivolgerà verso l’alto e l’interno, ad unire l’uomo alla vita da cui procede e nella cui unione sta la sua più sublime Felicità.