Saggi – SAGGIO SULLA COSCIENZA 20

saggio sulla coscienza - parte ventesima

Per penetrare nella Vita il discepolo deve perfezionare l’attenzione mentale, e, usando bene la mente, realizzare lo sviluppo della facoltà superiore che è l’intuizione. Essa “è quella specie di simpatia intellettuale per cui ci si trasporta nell’interno dell’oggetto, per coincidere con ciò che ha di unico e di conseguenza d’inesprimibile”.

          Ecco la progressione:

  1. L’attività mentale rivela il dualismo e tende a realizzare che, qui e ora, sono una cosa sola. Il suo scopo è di unificare il Sé al non-sé. Egli cessa di identificarsi con la forma.
  2. La mente, usata a dovere, registra il mondo dei fenomeni e quello dell’anima, due aspetti della Vita Una. La mente si fa sensibile anche al mondo egoico.
  3. In seguito l’anima e il suo strumento si fondono così bene che il dualismo scompare e l’Ego si riconosce come tutto ciò che è, è stato e che sarà.

 

          Una della prime lezioni che il discepolo deve apprendere mentre si dedica alla natura e all’uso della mente, è forse che l’opinione pubblica deve lasciare il posto alla coscienza del diritto individuale, usata e concentrata in modo da rilevarsi poi nelle sue debite proporzioni come germe vivente capace di sbocciare nel fiore divino del figlio della mente, il Manasaputra, e come quel filo sottile che riporta nel reame della Mente Universale. Se seguito, questo filo di coscienza conduce all’Aula del Consiglio dove si custodiscono il proposito e il piano della Vita maggiore, dove gli egoismi umani svaniscono nella luce trasparente della Volontà divina. La vera comprensione e il retto uso e controllo della nature astrale e senziente guidano l’uomo nel cuore stesso del divino, ad apprendervi che tutto è bene perché tutto è Amore. L’uso giusto della mente e  l’esatta conoscenza dell’intelletto lo conducono nella mente divina ove apprende che tutto è bene poiché tutto è previsto e le mete sono tutte conseguite.

Torna in alto