MEDITAZIONE
Parte 1°
Meditazione.
Tutti vogliamo la felicità, eppure sembra che solo pochi di noi riescano a trovarla. In cerca di soddisfazione passiamo da un rapporto all’altro, da un lavoro all’altro e da un paese all’altro. Studiamo arte e medicina, ci esercitiamo per diventare dei tennisti e delle dattilografe; facciamo figli e corse automobilistiche, scriviamo libri e curiamo il giardino. Spendiamo il nostro denaro in elaborati sistemi stereofonici, home computers, mobili comodi e vacanze al sole; oppure cerchiamo di tornare alla natura mangiando cibi integrali, praticando lo yoga e meditando. La motivazione di tutto quello che facciamo è il tentativo di trovare la vera felicità e d’evitare la sofferenza e i problemi.
Non c’è niente di sbagliato in nessuna di queste cose; non c’è niente di male nell’avere delle relazioni e nel possedere dei beni materiali. Il problema sta nel fatto che consideriamo queste cose come se avessero l’innata capacità di soddisfarci, come se fossero la causa della felicità, ma non lo possono essere semplicemente perché sono fenomeni che non durano. Tutte le cose, per loro natura, cambiano continuamente e in seguito scompaiono: il nostro corpo, i nostri amici, tutti i nostri beni, l’ambiente. La nostra dipendenza dalle cose impermanenti, e il nostro attaccamento alla felicità illusoria che danno, producono solo disappunto e dolore e non soddisfazione e felicità.
Noi sperimentiamo effettivamente della gioia con delle cose esteriori, ma questo non ci soddisfa né ci libera veramente dai nostri problemi. É una felicità di scarso valore e momentanea su cui non si può fare affidamento. Questo non significa che dovremmo abbandonare i nostri amici e quello che possediamo per essere felici. No, piuttosto quello che dovremmo abbandonare sono i nostri assurdi preconcetti e le nostre aspettative non realistiche riguardo a quello che possono fare per noi.
Non solo vediamo queste cose come permanenti e in grado di soddisfarci ma alla radice dei nostri problemi c’è la nostra visione della realtà che è fondamentalmente errata. Crediamo istintivamente che le persone e le cose esistano in sé e per sé stesse, che abbiano una natura e una concretezza indipendenti.
Questo significa che vediamo le cose come se avessero certe qualità, che dimorano naturalmente al loro interno, che sono di per sé buone o cattive, attraenti o repellenti: queste qualità sembrano esistere negli oggetti stessi, indipendentemente dal nostro punto di vista e da tutto il resto.
Pensiamo, per esempio, che la cioccolata sia di per sé deliziosa, o che il successo in sé sia una cosa che rende felici. Ma certamente, se così fosse, non mancherebbero di dare sempre piacere e felicità e tutti sperimenterebbero la cioccolata e il successo nello stesso modo.
La nostra concezione errata è profondamente radicata e abituale, influenza tutti i nostri rapporti con il mondo esterno. Probabilmente ci chiediamo raramente se il modo in cui vediamo le cose è il modo in cui esistono effettivamente, ma quando ci facciamo questa domanda sarà evidente che la nostra visione della realtà è esagerata e soggettiva; che le qualità buone o cattive che vediamo nelle cose sono in effetti creazioni e proiezioni della nostra mente.
Esiste una felicità duratura e stabile e tutti hanno la potenzialità di sperimentarla. Le cause della felicità sono all’interno della nostra mente ed i metodi per raggiungerla possono essere praticati da tutti, ovunque, in qualsiasi genere di vita: vivendo in città, lavorando otto ore al giorno, allevando una famiglia e facendo dello sport durante i fine settimana.
Praticando questi metodi, centrati sulla meditazione, possiamo imparare ad essere felici in ogni momento, in ogni situazione, anche in quelle difficili e dolorose; possiamo liberarci da problemi come l’insoddisfazione, la collera e l’ansietà, realizzando il modo in cui i fenomeni esistono effettivamente, eliminando così completamente l’origine stessa di tutti gli stati mentali che generano l’inquietudine, in modo che non si producano più…